Conflitto d’interessi nell’Unione Udeur e Sdi contestano Prodi

Mastella e Boselli: meglio cercare un accordo con la Cdl. Ma il premier è sostenuto dagli altri alleati: «Era nel programma»

Roma - Che la norma «strangola-ricchi» ideata da Luciano Violante raccolga non solo il plauso dei «duri e puri» dell’Unione ma anche la benedizione di Romano Prodi, lo comprova lo stesso premier che ieri ha sentenziato: «Noi stiamo andando avanti con tutte le decisioni che avevamo messo in programma. Si fa tanta polemica sulla legge che riguarda il sistema Tv e su quella per il conflitto di interessi, ma tutto era scritto nel programma». Con un finale che la dice lunga sulle intenzioni di dialogo con l’opposizione: «Tutto viene fatto in modo sereno e nel rispetto della libertà e della democrazia».
Il proibire cariche di governo a chi possieda un patrimonio di 15 milioni di euro (Silvio Berlusconi per primo, ovviamente) come impone il testo pilotato dal presidente della prima commissione camerale, in realtà non basta alla sinistra, che invoca l’ineleggibilità totale. Si levano dall’Unione voci di dissenso e moderazione, ma appaiono minoritarie. Enrico Boselli avverte «il rischio di commettere un grave errore perché non c’è la certezza di riuscire ad approvare questa legge» e auspica dunque «un accordo col centrodestra». Clemente Mastella propone di «discutere con l’opposizione» tanto il conflitto di interessi quanto la riforma elettorale, perché «non si possono fare leggi ad personam né leggi ad partitos». Daniele Capezzone denuncia quanti «nei due poli puntano alla rissa» per impedire «un lavoro comune dei liberali». E Bobo Craxi ammonisce che «agitare lo spettro del conflitto di interessi» prima delle amministrative è «una inutile scivolata» che Berlusconi sfrutterà a proprio vantaggio.
Ma tutti gli altri, son già in guerra. «Non è uno strumento per punire qualcuno», s’affanna a tranquillizzare Piero Fassino. «Con le regole, Berlusconi fa sempre la vittima», rimprovera Rosy Bindi. «Berlusconi sbaglia, tra politica ed economia ci dev’essere incompatibilità», insiste Franco Giordano. «Berlusconi sta dando come al solito il peggio di sé», sentenzia Oliviero Diliberto spiegando che il testo di Violante «è assolutamente moderato, non prevede l’ineleggibilità, dunque ci batteremo per inasprirlo». Pure Angelo Bonelli esige «l’ineleggibilità in modo chiaro e netto». Beppe Giulietti sollecita il governo a «non cadere nella trappola di Berlusconi», e Fabio Mussi incita: «Romano, non lasciarti impressionare: vai avanti».
Dove non si sa, poiché il clima è già incandescente e Roberto Calderoli può denunciare come «un tempo gli avversari dei regimi comunisti finivano in Siberia, ora la cosa si risolve con la Gentiloni e il conflitto di interessi». Lorenzo Cesa intravede «l’interesse di Prodi a tenere in piedi se stesso e Berlusconi», mentre Sandro Bondi si dice colpito dal «comportamento schizofrenico» della maggioranza, che dopo essersi detta disposta al «confronto civile», ora torna «a minacciare il leader dell’opposizione e le sue aziende». Maurizio Gasparri nota come il governo, «più è delegittimato più diventa arrogante». E Fabrizio Cicchitto promette «una opposizione radicale in Parlamento e nel Paese».