Conflitto d’interessi, Di Pietro vuole l’ineleggibilità

Anna Maria Greco

da Roma

Oggi, in Consiglio dei ministri, il governo esaminerà la proposta di legge sul conflitto d’interessi targata Dario Franceschini, ma sottoscritta da tutti i capigruppo all’Unione alla Camera. Dovrà dare «una valutazione collegiale», spiega il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti, per concordare gli emendamenti da proporre al testo parlamentare, che inizierà il suo iter a Montecitorio mercoledì 13, in commissione Affari costituzionali, con Luciano Violante come relatore. Si prevederebbe l’estensione agli amministratori di Regioni e grandi Comuni delle norme sull'incompatibilità e la definizione dell’autorità che vaglierà i casi intermedi tra blind trust e vendita dei beni, ma non l'ineleggibilità. Ma proprio su questo insiste l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro. La legge sia adeguata, avverte Massimo Donadi, altrimenti non la voteremo. L’Unione ha i suoi problemi, ma per Chiti «il governo non può essere assente o latitante su un argomento come questo». E l’opposizione deve dare il suo contributo.
Per il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, sarebbe però «sconsigliabile un ddl del governo», perché l’iniziativa dev’essere parlamentare ma la soluzione dell'ineleggibilità è «impraticabile». «Sarebbe curioso - spiega - decretare l'ineleggibilità di Berlusconi 15 anni dopo la sua “discesa” in politica».
Dalla Cdl più che segnali di apertura vengono proteste. «Berlusconi rimane l'unico vero grande oppositore della sinistra e loro che lo sanno pensano al modo migliore per tenerlo fermo», dice il portavoce del leader azzurro Paolo Bonaiuti, ribadendo che la legge Frattini «è al passo con le più avanzate regolamentazioni europee e angloamericane». Gianni Alemanno di An frena, però, sull’ipotesi di scendere in piazza. «Bisogna puntare sui problemi veri dei cittadini e non concentrare gli sforzi sul tema del conflitto di interessi, importante, ma non in cima alle preoccupazioni delle famiglie italiane».