Conflitto d'interessi, ok in commissione Martedì la legge arriva in parlamento

La sinistra si prepara all'attacco finale contro Berlusconi. Il centrodestra prepara le barricate: &quot;Testo inaccettabile&quot;. <font color="#ff6600"><strong><a href="/video.pic1?ID=MB-040507" target="_blank">GUARDA IL VIDEOEDITORIALE di Maurizio Belpietro:</a></strong></font> <font color="#ff6600"><strong>Come l'America, solo quando fa comodo</strong></font>

Roma - Il decreto legge sul conflitto di interessi è stato approvato dalla commissione Affari costituzionali della Camera. Il provvedimento sarà all’esame dell’aula della Camera a partire da martedì della prossima settimana. Si prevede una settimana molto calda. Vista l'opposizione del centrodestra alle norme ritenute "contra personam, contro Silvio Berlusconi". Già nei giorni scorsi Forza Italia, con il coordinatore Sandro Bondi, si era detta pronta a "ogni arma per bloccare la legge. Fino alla misura estrema: portare milioni di persone in piazza come per la manifestazione contro il governo del 2 dicembre a Roma". "D’ora in poi cercheremo di far capire ai cittadini che questa legge sul conflitto di interessi non è contra personam, ma classista, dai contenuti aberranti, inaccettabile e incostituzionali - aggiunge Bondi commentando l’approvazione in commissione -. Con questa legge si impedisce anche un piccolo imprenditore di partecipare alla vita pubblica e di governo. La nostra forza di opposizione si sprigionerà a partire dai contenuti: la nostra non sarà un'opposizione frontale, ma nel merito del provvedimento. Spiegheremo alla maggioranza dei cittadini e anche a parti di questa maggioranza politica che è un testo inaccettabile".

La legge Incompatibilità con le funzioni di governo per chi ha un patrimonio superiore a 15 milioni di euro. Obbligo per chi si trova in conflitto di interessi di far gestire il proprio patrimonio o la propria azienda a un blind trust, o fondo cieco. Sono i due punti chiave del provvedimento sul conflitto di interessi che ha avuto il via libera dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera e che da martedì sarà all’esame dell’aula di Montecitorio. La legge istituisce un’apposita Autorità che svolge anche funzioni di commissario anticorruzione. L’Autorità indica, inoltre, le materie sulle quali l’esponente di governo (ministro o presidente del Consiglio) deve astenersi, in relazione alla composizione del proprio patrimonio e di quello dei suoi familiari più stretti. Punto nevralgico del provvedimento è quello relativo all’incompatibilità (l’ineleggibilità, insieme all’insindacabilità, è stata stralciata per metterla in un testo ad hoc).

Incompatibilità Il testo prevede che vi sia incompatibilità con le funzioni di governo: sono incompatibili qualunque impiego pubblico o privato, l’esercizio di attività imprenditoriali, professioniali o di lavoro autonomo, a eccezione di quelle estranee alla carica di governo. Un esempio: il ministro della Giustizia non può fare l’avvocato. Incompatibile è anche chi ha la proprietà di un patrimonio superiore a 15 milioni di euro, la cui composizione costituisce conflitto di interessi. Per esempio, il proprietario di aziende farmaceutiche non può fare il ministro della Sanità mentre il titolare di imprese che operano nel settore dei lavori pubblici non può fare il ministro delle Infrastrutture. O ancora, chi ha la proprietà di un’impresa che opera in regime di autorizzazione o di concessione. Il titolare della carica di governo, quindi, deve eliminare la causa di incompatibilità concordando con l’Autorità gli adempimenti necessari.

Blind trust La soluzione è il Blind trust: si applica quando il ministro possiede partecipazioni rilevanti in settori sensibili come la difesa, l’energia, il credito, le comunicazioni di rilevanza nazionale. Oppure, quando la concentrazione degli interessi patrimoniali del ministro (se superiori a 10 milioni di euro) in un medesimo settore di mercato configura il rischio di turbative del mercato o di condizionamento dell’attività di governo. Il gestore del trust può compiere ogni attività di gestione nell’interesse del proprietario, ma questi non può dare direttive né può conoscere le operazioni compiute dal gestore. Il proprietario ha diritto ad avere una informazione semestrale della consistenza quantitativa dei beni affidati al trust. La legge prevede delle sanzioni per la violazione dell’obbligo di astensione: da 10mila a 20mila euro più una somma dal doppio al quadruplo del vantaggio economico arrecato a se stesso, a un familiare o a un altro componente del governo. Infine, sono nulli e inefficaci gli atti compiuti dal componente del governo che non abbia optato entro i termini in caso di incompatibilità, o che entro i termini non abbia costituito il trust cieco.