Ma il confronto fa paura a Prodi: «Non è ancora il momento giusto»

Il Professore: «In tutto il mondo i duelli si fanno nell’ultima parte della campagna elettorale»

da Roma

Si farà solo in chiusura della campagna elettorale, il confronto in diretta tra i due sfidanti per la premiership. A Silvio Berlusconi, che lo sfida e chiede: «Dov'è Prodi? So che fa battute e vorrei che le facesse davanti a me e davanti a una telecamera ma finora non sono riuscito», il Professore risponde che c’è ancora da aspettare. «Le diplomazie non sono ancora al lavoro - spiega al direttore del Tg1 Clemente Mimun - perché in tutto il mondo i duelli, come li chiama lei, o i dibattiti, come li chiamo io, si fanno nell'ultima parte della campagna elettorale».
Poi rifila una delle «battute» evocate dal premier per liquidare i sondaggi: «Per Berlusconi la Cdl ha quasi raggiunto il centrosinistra? È il quasi il problema, è un quasi enorme, enorme, enorme, enorme. Però, ha ragione: quasi!». E sul rinvio dello scioglimento delle Camere ottenuto dal governo, Prodi fa dell’ironia: «Avere 15 giorni in più per far lavorare il Parlamento - dice il leader del centrosinistra - mi ricorda i miei studenti che volevano un giorno in più per preparare l'esame. Di solito erano quelli che il giorno dopo venivano bocciati». L’importante, sottolinea, è comunque che la data delle elezioni sia rimasta ferma, un merito che Prodi attribuisce al capo dello Stato: «La saggezza di Ciampi e la sua tenacia hanno ottenuto la data del 9 aprile. Questa è la cosa più importante».
Da Palazzo Chigi arriva sul tamburo la replica del sottosegretario Paolo Bonaiuti, per conto del premier: «È Prodi lo studente impreparato», visto che è lui «che rinvia alle calende greche il confronto con Berlusconi». Quanto alla proroga dei termini dei lavori parlamentari, Prodi dice «bugie», perché «sa bene che la data del 9 aprile non è mai stata in discussione, e sa bene che in due settimane la maggioranza ce la farà a varare i provvedimenti passati solo in una delle due Camere».
Scambi di punzecchiature a parte, il candidato premier dell’Unione continua a centellinare le presenze televisive (come gli consigliava ieri anche Europa, invitandolo a lasciare il piccolo schermo e «il lavoro sporco» a quelli «del pane e cicoria», ossia al più telegenico Francesco Rutelli) e a tenere un low profile comunicativo. Le parole d’ordine forti verrano in seguito, assicura. Anche sul ciclopico programma dell’Unione: «Ci rimproverano di aver fatto un primo programma di 270 pagine, ma è così perché noi abbiamo lavorato insieme e abbiamo fatto un programma comune. Poi - garantisce - usciremo con alcune idee guida». Intanto, molte promesse: «Dobbiamo far crescere l’occupazione vera», mentre finora è aumentata solo la «precarietà». Per farlo, il Professore ha già una sua ricetta: «Diminuire il costo dell'ora di lavoro a tempo indeterminato e aumentare il costo dell'ora precaria». Bisogna anche aumentare le pensioni minime, e naturalmente «agganciare» la ripresa economica: «Per ora siamo ultimi e dobbiamo muoverci in due direzioni: subito la riduzione della tassa dell'ora lavorata per ridare slancio alle imprese; e poi un grande sforzo in innovazione e ricerca perché dobbiamo mobilitare il Paese sul nuovo».
Infine, una rassicurazione ai partiti. «Noi non abbiamo mai svolto una politica antipartitica. I partiti sono uno strumento della democrazia», a patto che «si aprano alla società» con cui hanno «interrotto i legami».