Confronto tv, Prodi e la «spilla galeotta»

Ora che Prodi ha accettato il faccia a faccia, lei pensa che ne accetterà anche il risultato ammettendo, nel caso ciò si verifichi, d’aver perso il confronto con Berlusconi?


Non ci speri, caro Costa. Per quanto lo si accontenti nelle richieste, resterebbe sempre in sospeso il «fattore spilla». Al quale Prodi potrebbe appellarsi nel caso, assai probabile, che esca malconcio dal confronto con Berlusconi. Perché testa quedra (testa quadra, nel vernacolo reggino. Nomignolo autorizzato da Prodi medesimo) si comporta come Bertoldo il quale, finito nei guai, come ultima volontà chiese di potersi scegliere l’albero al quale finire impiccato. Ed eccezione dopo eccezione, obiezione dopo obiezione, contestazione dopo contestazione finì per sfangarla. Al punto in cui è – ovvero stanato - Prodi difficilmente potrà inventarsene un’altra per evitare di finire - metaforicamente, ben s’intende - con la corda al collo. Ma vedrà, caro Costa, che per cercare di salvarsi la faccia, già di per sé insalvabile, tirerà fuori, appunto, il «fattore spilla». Teorico del «fattore spilla» è Sergio Spina, «curatore dell’immagine» di Achille Occhetto nel faccia a faccia con Berlusconi alla vigilia delle elezioni del 1994. Intervistato giorni orsono dall’Unità (eh! eh!), alla domanda: «Ricorda qualche dettaglio che fa capire cosa ci si può aspettare da Berlusconi?», lo Spina ha tirato fuori «la spilla del Cavaliere» - credo si riferisse al distintivo portato, da entrambi i contendenti, all’occhiello - «che emetteva un bagliore, grazie a un filtro della telecamera, mentre quella di Occhetto no». Una spilla che in seguito Mario Deaglio (direttore del Diario, settimanale che si pregia d’essere «il più a sinistra e più intellettuale d’Italia») con icastica espressione definirà «acchiappa burini». I burini sarebbero quelli che votarono Berlusconi, «gente semplice», precisa Sergio Spina, che invece di stare attenta a quel che diceva il Titano della Bolognina (oro, usciva dalla sua bocca) finì ipnotizzata dallo sbrilluccichio della spilla acchiappa burini («che brillò in continuazione», mentre quella di Occhetto brillava or sì or no) di quel burino di Berlusconi. Che così vinse le elezioni.
E vuole, caro Costa, che nel dibattito televisivo tra il Cavaliere e il Professore non avvenga qualcosa che possa esser ricondotto al «fattore spilla»? Una scarpa più lucida del consentito? Un riflesso che mettesse in evidenza il colore innaturale dei capelli di Prodi? Un barbaglio sulla fede nunziale di Berlusconi, colpo basso che da solo farebbe gridare alla partita con le carte truccate? Ci metta la mano sul fuoco: se, come probabile, nel faccia a faccia dovesse fare la figura di Panariello, Prodi attribuirà la sua magra figura al «fattore spilla». Un «fattore spilla» che acchiappando l’attenzione di quei burini degli italiani impedì loro di esser fulminati dal genio, dalla caratura intellettuale, dalla forza delle idee, dalla dialettica - soprattutto la dialettica - del testa quedra.
Paolo Granzotto