La congiura di Torquemada

Ormai, per i parlamentari europei, sembra un dato assodato: il cattolicesimo è omofobo. L'aggettivo indica, secondo la definizione fornita in un precedente documento dell'Unione, la «paura e avversione irrazionale nei confronti della comunità Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender)». L'Italia sarebbe dunque un luogo dove i diritti degli omosessuali vengono calpestati, dove la Chiesa incita all'odio e alla caccia contro i diversi, fino a provocare suicidi nelle scuole. Questo è il quadro che emerge dalla mozione europea votata il 26 aprile, in cui si mescola in un'unica condanna la situazione polacca e quella italiana, accomunate da un elemento ritenuto intollerabile: la vitalità della fede cattolica.
C'è uno strano rovesciamento della realtà storica, che ha condotto il cardinale Scola a esprimere tutta la sua amara incredulità: «Come si fa a pensare che uomini e donne cristiani, preti, vescovi, che ogni giorno si chinano nella condivisione dei bisogni di tutti, senza distinzioni, non cerchino di accompagnare il cammino di tutti?». La religione cattolica, fondata sul perdono e l'accoglienza, da sempre sensibile di fronte alla fragilità umana, tanto da essere stata nei secoli accusata di scarso rigore, di ipocrisia, di lassismo, oggi viene imputata del contrario, spesso da chi appartiene a una cultura puritana di ben altra asprezza. O forse è proprio quella stessa cultura, che odia il peccatore più del peccato, e brucia chi dalla voce di popolo è additata come strega, che vince sulla ragionevolezza e sulla realtà.
Il rigorismo moralista tipico del nord Europa, incapace di sopravvivere nella sua versione luterana originale, sembra essersi comodamente annidato nella cultura postmoderna; dopo aver distrutto dall'interno la fede cristiana in patria, mira a distruggere non tanto il cattolicesimo, quanto le vecchie ma pericolanti mura del liberalismo europeo, intrecciandosi con un'intolleranza giacobina. Si tratta di una scelta pericolosa per la comunità Lgbt, la quale però non sembra cogliere il rischio, abbagliata dalla terminologia dei diritti: eppure a confermarlo basterebbe la sovrana indifferenza con cui gli stessi parlamentari europei hanno accolto il «permesso» dato dall'Onu alla lapidazione degli omosessuali in Nigeria, notizia che non ha scandalizzato nessuno, non ha provocato furibonde reazioni, ed è stata quasi ignorata dalla stampa. Ma le avvisaglie del nuovo corso erano già contenute tutte nel processo politico intentato in sede europea all'onorevole Rocco Buttiglione, candidato dall'Italia come commissario, e clamorosamente bocciato dopo una sorta di percorso penitenziale che ha previsto anche una (inutile) lettera di scuse. La vicenda è stata ricostruita da Luca Volonté, capogruppo Udc alla Camera, in un libro edito da Rubbettino e uscito da poco in libreria, La congiura di Torquemada.
Molti ricorderanno le polemiche nate intorno al caso Buttiglione, ma rileggere a tre anni di distanza la cronaca degli eventi offre notevoli spunti di riflessione. Scorrendo il resoconto delle domande poste al candidato italiano dalla Commissione, e le risposte, emerge con evidenza una tenace volontà di equivocare, un pregiudizio radicato, e soprattutto una tendenza a leggere tutto attraverso le lenti deformanti nel dibattito, secondo i membri delle commissioni giudicanti: troppo carico di valenze emotive, estraneo alla pura politicità della sede. Eppure, rimane netta l'impressione che proprio a categorie squisitamente morali i parlamentari abbiano fatto ricorso, forse inconsapevolmente, nel valutare Buttiglione.
Certo, il politico italiano scontava anche l'appartenenza al governo Berlusconi, che mai in Europa è stato fino in fondo accettato, ma l'attacco era tutto cucito sulla sua fede cattolica, e sulla necessaria incompatibilità con la carica, che da questa fede derivava. Inutilmente Buttiglione, durante un esame che ricorda più che altro un interrogatorio di polizia, si appella alla grande tradizione europeista dei politici cattolici, inutilmente insiste sulla distinzione tra morale e diritto, dichiarando che mai e poi mai discriminerebbe una persona perché omosessuale.
Il concetto di discriminazione è ormai slittato verso nuovi significati, e nuovi usi. Nel libro si riporta integralmente un articolo di Giuliano Ferrara che sottolinea la strana asimmetria che si è creata: «Buttiglione e i suoi seguaci, malgrado tutta la loro avversione, non cercherebbero di impedire a un politico di rivestire un certo incarico per via dell'omosessualità. Buttiglione ha mai espresso una lamentela nei confronti di Peter Mandelson, quell'eccitante attivista di Bruxelles?». Altri, invece, brandiscono l'arma impropria della politica contro le discriminazioni per discriminare opinioni che non amano, criminalizzarle e metterle al bando.
Eugenia Roccella