Congo, missionario italiano linciato dalla folla

Frate Angelo Redaelli in un incidente d’auto aveva investito e ucciso una bimba di tre anni. Lo ha finito un colpo di machete

Manila Alfano

È bastato un attimo. Un attimo di imperdonabile distrazione. Un attimo maledetto che falcia la vita di una bambina di tre anni spuntata all’improvviso su quella strada sconnessa tra due sperduti villaggi del Congo. Il fuoristrada stava attraversando il villaggio della diocesi di Owando, a circa 500 chilometri a nord della capitale Brazzaville. Al volante c’era fra’ Angelo Redaelli, francescano dei frati minori della Lombardia. Non ha avuto il tempo di frenare e per la piccola non c’è stato più niente da fare.
Il religioso, che era diretto a Brazzaville, ha spento il motore dell’auto. È sceso, è corso subito verso la bimba per soccorrerla. Ha chiesto aiuto. Si sono precipitati gli abitanti del villaggio insieme ai genitori della ragazzina. Sono arrivati per farsi vendetta. Lo hanno linciato e poi, con un colpo di machete, lo hanno ucciso. La loro rabbia ha trovato giustizia. Le altre nove persone che viaggiavano con lui sono riuscite a scappare nella foresta e hanno trovato rifugio presso il vescovado di Owando. Una vendetta brutale, inspiegabile. Fra’ Redaelli ha reagito istintivamente, sapeva che non doveva scendere dall’auto sulla quale si trovava insieme agli altri compagni di viaggio. Lui il Congo lo conosceva bene, missionario dal settembre del 2003, aveva imparato a conoscere il Paese proprio a partire dalla gente, nel centro di accoglienza per bambini di strada dove prestava servizio come missionario. Nato nel 1965 a Tradate, in provincia di Varese, nel 1992 aveva preso i voti e nel 1995 era stato ordinato sacerdote. Era laureato in Teologia morale ed era stato cappellano presso gli Ospedali civili di Brescia, poi tre anni fa, la sua prima missione in Congo.
Una persona è stata fermata ieri stesso dalla polizia congolese in relazione all’uccisione di fra’ Angelo Redaelli. L’uomo è sospettato di aver partecipato all’uccisione del religioso e sarà trasferito a Brazzaville, a bordo dello stesso elicottero che porterà nella capitale del Congo la salma del frate.
La notizia dell’uccisione del missionario è stata accolta con grande sgomento dai suoi confratelli in Lombardia.
Padre Stefano commenta sconcertato e addolorato la morte del frate. «Era una persona piena di vita, una persona che amava molto il lavoro che faceva con i bambini. Conoscendolo, penso che sia rimasto molto choccato per l’investimento della bambina e che sia sceso per soccorrerla, dimenticando che in certi luoghi viene praticata la legge della vendetta». Per ora i confratelli hanno preferito non informare i genitori delle modalità della morte. A Turate vivono i genitori, papà Vittorio e mamma Miranda, e il fratello minore di quattro anni, Roberto. La salma del missionario è stata trasportata ieri nella città di Brazzaville, dove verranno celebrate le esequie.