Congo, nuovo terreno di «caccia» per gli antagonisti

I circoli antirazzisti pronti a «replicare» la protesta a fianco di altri rifugiati africani

Roberto Bonizzi

«Meglio i ricoveri del Comune che un altro giorno passato al freddo». I rifugiati di via Lecco la mattina dopo hanno ritrovato il sorriso, «anche se - sottolineano - qualche problema ancora c’è». Intoppi vari, legati alla distribuzione dei posti, agli spazi comuni, alla disponibilità dei servizi, che, comunque, non cancellano la sensazione generale positiva. «Siamo soddisfatti soprattutto perché i nostri bambini non sono più costretti a vivere in mezzo alla strada», spiegano due papà eritrei all’uscita dallo stabile di via Pucci.
In via di Breme giovedì sera sono arrivate altre 17 persone che si aggiungono ai 55 etiopi che avevano scelto il villaggio di container blu già da mercoledì mattina. Tutti gli ospiti hanno trovato posto nei moduli che hanno già ospitato, a Colonia, i ragazzi alla Giornata mondiale della gioventù. Nel pomeriggio di ieri gli operai erano al lavoro per la costruzione del salone per i momenti di socialità. Diversi container sono stati uniti insieme e «già da oggi - fanno sapere dall’assessorato ai Servizi sociali di Palazzo Marino - saranno attrezzati una mensa e un angolo per la ricreazione, con la tv satellitare e un lettore dvd. Nelle prossime ore verranno consegnati ai profughi anche un abbonamento ai mezzi pubblici e una tessera telefonica da 10 euro, per poter chiamare i propri parenti in occasione dell’anno nuovo. Mentre da ieri ognuno dei rifugiati ha avuto un cambio dei capi di abbigliamento e di biancheria».
Problemi con la sistemazione già risolti, invece, nel dormitorio di viale Ortles. Qui hanno trovato posto i 67 sudanesi, in maggioranza originari del Darfur, che giovedì sera in piazza Duomo hanno accettato per primi la proposta del Comune. Ma, appena varcata la soglia della struttura, la sorpresa: gli sfollati erano stati divisi in tre palazzine diverse e non avevano ottenuto di restare uniti, come era stato promesso. Qualche attimo di tensione, poi la direttrice si è impegnata con gli immigrati: entro il 2 gennaio tutti i posti letto saranno trovati all’interno della palazzina III della struttura. Ma la soluzione potrebbe essere addirittura più rapida.
Gli ultimi pullman a lasciare piazza Duomo sono stati quelli con a bordo i 98 eritrei, intorno all’una. Prima la questione della sistemazione delle donne e dei bambini, inizialmente indirizzate nel centro di accoglienza di via Sammartini e poi autorizzate a seguire i propri compagni. Quindi la difficoltà ad accettare la soluzione di via Pucci: «Abbiamo già visitato i container inseriti all’interno dello stabile che ospita le docce comunali - spiegano i leader della delegazione eritrea -. Non la riteniamo adeguata. Diciamo di sì, ma a patto che la cosa sia temporanea». E infatti il Comune si è impegnato a trasferire i 50 eritrei di via Pucci in viale Fulvio Testi, in una struttura di seconda accoglienza gestita dalla Caritas. «Ci hanno detto dal 10 gennaio. Speriamo sia così» si augurano.
In via Pucci il problema maggiore è rappresentato dai servizi igienici. La zona riservata ai rifugiati non dispone delle docce: «Siamo costretti a dividere con gli esterni quelle comunali, che usiamo a orari prestabiliti». I 48 eritrei restanti si dicono «soddisfatti» della soluzione di via Anfossi. Nella ex scuola in una grande stanza sono state ricavate delle camere da tre letti divise da tende fissate a cavi sospesi.
Questa sera sono previste due feste di Capodanno, una in via Anfossi e una in via di Breme. Poi, con i primi giorni di gennaio, inizierà il programma di sei mesi con corsi di italiano, formazione professionale e avviamento al lavoro.