Il Coni avverte: cresce la concorrenza, servono nuovi talenti

Gli Stati Generali dello sport italiano indicano i pilastri su cui costruire le future strategie: ricambio generazionale, formazione e supporto tecnico-scientifico. «Siamo nell'élite dello sport mondiale», ha detto il presidente Petrucci. «Ma chi si ferma è perduto», così il segretario generale Pagnozzi

Ricambio generazionale, formazione e supporto tecnico-scientifico. Questi i tre pilastri su cui il Coni e le Federazioni sportive nazionali vogliono costruire le future strategie in vista dei prossimi appuntamenti olimpici. Gli Stati Generali dello sport italiano ne hanno discusso nel corso del seminario sul tema «Strategie e Progetti del Coni per lo sport olimpico e di alto livello», i cui lavori sono stati aperti dall'intervento del presidente del Coni, Gianni Petrucci.
Il dirigente numero uno dello sport italiano ha sottolineato «gli straordinari risultati ottenuti dal movimento azzurro nelle ultime settimane (dal tennis alla scherma, passando per il golf, ndr)», ha ringraziato il Governo per «l'attenzione dimostrata in un momento non facile a livello internazionale» e ha concluso il proprio intervento sottolineando la posizione di assoluto prestigio occupata dall'Italia a livello internazionale («siamo nell'elite mondiale dello sport»).
Posizione che però, per essere conservata anche nel prossimo futuro, necessita di un continuo aggiornamento, anche culturale, perchè, come affermato dal segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi, «chi si ferma è perduto. Le dinamiche e i rapporti di forza nel mondo cambiano infatti in modo sempre più rapido, e lo sport è parte integrante di questo processo. Mantenersi nell'elite è sempre più difficile». «Dagli ultimi risultati che riguardano gli sport olimpici una medaglia su 4 è andata all'Asia - l'analisi di Pagnozzi - È un risultato che ci deve far preoccupare e che evidenzia la grande crescita di questo continente. L'Africa è rimasta costante, mentre c'è stato un calo da parte degli Stati Uniti ma, come è noto, gli Usa fanno parte di quei paesi che aumentano gli sforzi proprio in occasione dell'anno olimpico. Ci attende un futuro di lavoro sempre più gravoso poichè la competitività è fortemente aumentata. Senza un piano di intervento mirato, e senza un progetto coordinato ed applicato da tutte le componenti ai vari livelli, non è più possibile mantenersi ai massimi livelli di eccellenza».
Per approfondire il tema poi, al Salone d'onore del Coni sono stati portati alcuni esempi internazionali, da quello australiano (che per abbattere i costi ha scelto l'Italia, e in particolare la cittadina di Gavirate, nella provincia di Varese, come base europea per i propri atleti) a quello canadese, passando per l'esperienza inglese in vista dei Giochi di Londra 2012 (per la cui organizzazione sono previsti l'utilizzo di circa 490 milioni di sterline provenienti da Governo, lotterie nazionali e, in minima parte, da sponsor). Il modello italiano, invece, nella relazione presentata da Pagnozzi, per restare al vertice dovrà puntare deciso sull'aggiornamento e la formazione di tecnici, su un progetto per il supporto tecnico-scientifico e, soprattutto, sul ricambio generazionale (promozione e reclutamento giovanile, gestione del talento). Ricambio che nel calcio italiano fatica a prendere il via.
«Il rinnovamento è fondamentale per restare ai vertici e necessario per non far perdere appeal e, se la pensassimo tutti alla stessa maniera, ci sarebbero maggiori investimenti a livello economico e umano - la considerazione di Arrigo Sacchi, intervenuto al seminario in qualità di coordinatore tecnico delle nazionali giovanili di calcio -. In Europa, a differenza che in Italia, gli investimenti nei settori giovanili sono molto diversi. I club spagnoli, ad esempio, investono fino al 10% del proprio bilancio nei settori giovanili, noi arriviamo massimo al tre. All'estero si pianifica a lungo termine, da noi si programma a vista». «In Italia purtroppo c'è un problema di mentalità, di cultura - l'amara confessione di Sacchi - Da noi l'unica cosa che conta è la vittoria, non è importante la trafila che si fa per arrivarci. Il calcio nel nostro paese non è uno sport, uno spettacolo, e ' visto solo come rivendicazione sociale. Bisogna lavorare, in maniera sinergica, per arrivare a un deciso cambiamento, per evolverci e arrivare al livello dei nostri concorrenti».