«Il Coni non è un bancomat, basta litigi La scherma prenda esempio dal nuoto»

Il segretario Pagnozzi: «Soldi secondo meritocrazia. Troppi attriti atleti-tecnici»

nostro inviato a Melbourne

Il nuoto è in pole position, almeno nelle speranze d’Italia e del Coni. Manca poco più di un anno alle Olimpiadi di Pechino e serve tirare le somme, riempire le caselline: medaglia, piazzato, speranza e chissà che altro. Ne va dell’immagine dello sport e del portafoglio di tutti. Per i prossimi Giochi sono stati stanziati 50 milioni di euro destinati alla preparazione olimpica globale: 21 ancora in cassaforte pronti a essere distribuiti. «Secondo meritocrazia», sottolinea, insiste e non demorde Lello Pagnozzi, segretario generale dell’ente, arrivato a Melbourne da qualche giorno per tener sott’occhio uno dei movimenti di punta dello sport italiano. Visita pastorale, come capiterà a tutte le altre federazioni. I Giochi cominceranno a luglio, ma i giochi d’Italia saranno già fatti. «Tra scherma e nuoto contiamo di raccogliere il 40 per cento delle medaglie. Nell’ipotetico gran premio delle speranze sono in pole», ha spiegato Pagnozzi.
Il nuoto tira, lo ha dimostrato anche in questi mondiali. «Bilancio di grande soddisfazione, migliore rispetto a Montreal 2005». Allora furono tre medaglie, oggi siamo a quattro. Loris Facci, ranista di bronzo, è l’ultimo arrivato nel club olimpico del nuoto composto da 30 persone (17 nuotatori, 13 ragazze della pallanuoto e la Cagnotto). Tre staffette sono già qualificate ai giochi, quattro tuffatori pure (Cagnotto, Marocchi, Marconi, Dell’Uomo). È un bel contare. Anche in danaro. I ragazzi del club godono di una borsa rimborso di 16mila euro cadauno. Quelli di Atene ebbero 10mila. Il club olimpico ha disponibili 5 milioni e per ora un totale di 103 atleti.
Il Coni ci sta mettendo impegno finanziario e organizzativo, però qualcosa pretende: non sono medaglie. Le intemperanze tra schermidori e tecnici preoccupano. E così altri casi bollenti che cercano avvicendamenti tecnici. Pagnozzi mette tutti sull’attenti. «I cambi di tecnico devono essere concordati con noi. La scherma ci sorprende e preoccupa. C’è un disagio troppo esteso, bisogna capire di chi sia la colpa. Dovremo approfondire e porre fine. Vale per loro, ma per tutti. Il Coni non è un bancomat che eroga danari, pretende qualcosa in cambio». La federnuoto fa scuola: rende e incassa.
Cambierà anche la strategia di marketing: ci sarà una gara tra sei advisor (tre italiani e tre stranieri) per gestire marchio e immagine fino alle olimpiadi invernali di Vancouver. Minimo garantito: 12 milioni di euro. Il Coni avvierà una tv propria su un canale satellitare. Gli indumenti degli atleti non avranno più i simboli delle federazioni: avranno solo marchio di fabbrica e quello di ciascun comitato olimpico. E nessuno potrà portare qualcosa di diverso per tutta la durata dei Giochi.