Coniugi assassinati nella loro villa nel Veronese

Luigi Meche, 60 anni, titolare di una
piccola azienda di imbiancature e la moglie Luciana Rambaldo, 57 anni,
sono stati colpiti senza pietà alla testa da un bastone o un corpo
contudente. A dare l'allarme il nipote. Esclusa l'ipotesi di una rapina

Verona - Resta per ora un mistero il duplice omicidio di Lugagnano di Sona (Verona). Due coniugi sono stati trovati massacrati nella loro villetta dal nipote che non aveva loro notizie da ore ed aveva deciso di andare a vedere cosa era successo. Luigi Meche, 60 anni, titolare di una piccola azienda di imbiancature, ora in pensione, e la moglie Luciana Rambaldo, 57 anni, casalinga, sono morti in casa, colpiti senza pietà alla testa da un bastone o un corpo contudente.

I corpi sono stati trovati in luoghi diversi, uno a piano terra, l’altro al primo piano della elegante villetta in un tranquillo quartiere residenziale di Lugagnano, un popoloso centro poco lontano da Verona. Sull’accaduto stanno indagando i carabinieri: nella villa non sono stati trovati segni di scasso, tutto era in ordine come al solito e, a quanto pare, non manca nulla. Si esclude quindi un tentativo di rapina finito male. Il fatto che l’assassino o gli assassini non abbiano forzato porte o finestre porta gli inquirenti a pensare che le vittime conoscessero chi poi li ha uccisi e abbiano aperto la porta senza sospetti.

Il nipote Simone, dato che la coppia non ha figli, aveva provato per tutto il pomeriggio a contattare gli zii senza riuscirci e, solo a notte fonda, aveva deciso di andare a vedere in casa scavalcando il cancello d’entrata. Luigi Meche e la moglie Luciana erano molto conosciuti e stimati in paese dove tutti lo ricordano come un uomo solare e buono che aveva lavorato duramente tutta la vita concedendosi il solo lusso di quella sua villetta con una piccola piscina. I due coniugi erano benestanti, non ricchi, impegnati socialmente, amici di tutti. Il paese è sconvolto, i vicini di casa piangono sconsolati. Tra le numerose persone interrogate tra parenti e amici, anche un giovane moldavo che era stato alle dipendenze di Luigi Meche.