Coniugi scomparsi a Brescia Il nipote interrogato per ore

Ricerche sulla collina dove Aldo e Luisa Donegani erano soliti andare a passeggiare: prosciugato uno stagno. Ma si rafforza l’ipotesi dell’omicidio

Andrea Acquarone

nostro inviato a Brescia

«Questa è una brutta storia, signor tenente». Peccato che per quasi tre giorni nessuno abbia dato retta al vecchio maresciallo. Il fiuto non l'aveva ingannato. La denuncia di scomparsa presentata dallo «strano» nipote di Aldo Donegani e Luisa De Leo, per tre giorni - da lunedì a giovedì - ha vagolato tra il suo tavolo e quello della procura. Sembrava che nessuno volesse credere a questa brutta storia che si è trasformata nel giallo dell'estate. Agosto, tempo di vacanze, chissà anche i due pensionati, settantasette e sessantuno anni rispettivamente, potevano aver deciso di partire all'ultimo momento. Non ci fosse stato di mezzo quell'invito e quell'altro nipote carabiniere partito da Castelfidardo, con moglie e figlia, per andarli a trovare forse le ricerche neppure sarebbero partite.
Accadde un po' la stessa cosa coi Carretta. Era il 4 agosto del 1989 quando della famiglia emiliana si persero le tracce, il loro camper fu ritrovato a Milano a fine autunno. Madre, padre contabile e due figli spariti nel nulla. Nove anni dopo ecco spuntare nella city londinese Ferdinando, il fratello grande. Si era travestito da pony express, consegnava pizze a domicilio e senza che nessuno se l'aspettasse confessò di aver massacrato il resto della famiglia. Quindici anni dopo tocca a due giovani pm, Claudia Moregola e la sua sostituta (sembra che la titolare dell'inchiesta debba partire causa ferie) risolvere il mistero di questi due pensionati «evaporati» a Brescia. Ieri carabinieri e vigili del fuoco, aiutati da un contadino munito delle idrovore che gli servono per svuotare i campi allagati hanno prosciugato uno stagno. Cinquanta metri per trenta di diametro, ai piedi di una montagnetta, che pomposamente chiamano il parco delle Colline. Qui Aldo e Luisa Donegani amavano trascorrere le loro ore da pensionati. Passeggiando, come teneri innamorati. Giusto un paio di chilometri dalla loro villetta di via Ugolini, progettata e costruita negli anni Settanta, quando lui perito meccanico lavorava in Francia. Al primo piano ci viveva la sorella di lui col marito e il figlio Aldo. Quello che adesso i vicini chiamano lo «strano» nipote.
Esperto di informatica, 41 anni, studente, a dispetto dell'età, di ingegneria, da due anni rimasto orfano anche di padre. Un tipo schivo, uno che rimaneva fino a notte fonda a leggere i sui libroni. E soprattutto che non lavorava. È su di lui che sembra essersi puntato il mirino degli investigatori. Due notti fa è stato interrogato dal pomeriggio fino all'una, ieri, dopo aver perlustrato lo stagno un paio di carabinieri sono andati a prelevarlo a casa per portarlo in caserma. Di nuovo ascoltato dai magistrati, sebbene formalmente come semplice persona informata sui fatti. Mentre i magistrati ispezionavano ancora la villetta. Verso le 17, Gugliemo Gatti è ripartito guidando la propria auto, con un carabiniere come passeggero, e, seguito dai magistrati, ha raggiunto il comando provinciale dell'Arma, in piazza Tebaldo Brusato. Ci sono ancora punti da chiarire nei suoi racconti. Chiaro: a questo punto la pista è quella dell'omicidio, nonostante nella villetta dei due pensionati, oltrechè nell'appartamento del nipote al piano di sopra, i rilievi a colpi di «Luminol» e «Crimenscope» (le apparecchiature per rilevare tracce di sangue e elementi biologici) non abbiano dato, pare, alcun risultato. Si indaga su un possibile delitto maturato per questioni finanziarie. I carabinieri stanno scavando nei conti correnti dei coniugi spariti. E sono anche partiti verso l'Aprica, al confine fra le province di Brescia e di Sondrio, dove proprio la settimana scorsa Guglielmo Gatti disse che avrebbe voluto trascorrere le vacanze. Ma non è mai partito. Né lui ne la moglie. Da casa manca solo la macchina fotografica.