Coniugi uccisi: lei seviziata con una spranga

Regge la pista della rapina: massacrati per ottenere i codici di accesso alla villa

da Treviso

Chi poteva voler così male a quella coppia? Chi può aver ammazzato Guido Pellicciardi, 67 anni, e Lucia Comin, 60, con una violenza così brutale, al punto di infierire sulle parti intime della donna con una spranga? Se davvero si tratta di omicidio a scopo di rapina, perché mai gli assassini-rapinatori sarebbero arrivati a tanto?
E a queste domande che stanno cercando di dare una risposta gli investigatori trevigiani, guidati dal procuratore Antonio Fojadelli, dopo che i risultati dell’autopsia hanno dato questa risposta agghiacciante. Sì, nella dependance della villa di proprietà della famiglia Durante, a Gorgo Al Monticano (Treviso), l’altra notte, tra l’1.30 e le 2, gli assassini non si sono limitati a uccidere. Hanno infierito sui corpi di coniugi Pellicciardi anche dopo la loro morte. La prima a morire, secondo i medici che hanno eseguito l’autopsia, sarebbe stata la donna, in seguito a un colpo violentissimo di spranga in testa. Il marito sarebbe morto un quarto d’ora dopo, a causa della rottura di una vertebra cervicale causata da una torsione fatale. Ma non è tutto. Sui due si è abbattuta una serie impressionante di colpi, con lame e spranghe, forse con lo scopo di costringerli a consegnare i codici di ingresso della villa degli imprenditori della quale i due anziani, che vivevano nella dépendance, erano i custodi.
Un assalto di una violenza agghiacciante, proseguito anche oltre la morte dei due fino all’ultimo sfregio finale: l’infierire sulle parti intime della donna, probabilmente quando era già morta. Intanto la pista della rapina mantiene la sua consistenza, grazie anche alla testimonianza di un vicino, documentata anche da alcune tv locali, che dalla terrazza di casa avrebbe visto fuggire alcuni uomini. «Li ho visti chiaramente – ha detto il testimone – erano bianchi e parlavano una lingua straniera, forse dell’est. Mi hanno visto anche loro e sono scappati».
Basterebbe questa testimonianza, in teoria, a mettere gli inquirenti a caccia dei rapinatori. Ma in procura ci vanno calmi. «Potrebbero essere dei ladruncoli che hanno tentato di rubare nelle case vicine e poi sono fuggiti nelle tenebre», spiegano gli inquirenti. Anche perché, secondo indiscrezioni, il fatto riferito potrebbe risalire a un momento precedente, forse un'ora prima del delitto.
Il giallo si infittisce, insomma. Resta il dolore del figlio delle vittime, che lavorava come guardia giurata e che, ironia della sorte, è stato avvertito proprio da un collega, Luigi Trezza, che ha scoperto i due corpi in una pozza di sangue. E proprio per seguire il figlio, circa un anno fa i due coniugi si erano trasferiti da Sesto al Reghena (Pordenone). Può darsi che si siano lasciati qualche storia complicata da quelle parti, anche se i concittadini sono portati a escluderlo. Conducevano una vita tranquilla e nulla lascia supporre che avessero commesso chissà quale azione da provocare una simile vendetta.
Polizia e carabinieri dei Ris ieri hanno eseguito un altro sopralluogo sulla dependance, alla ricerca di tracce in grado di fornire una bussola in questo incomprensibile, al momento, gorgo di violenza.