«Conosco i suoi giochi sporchi: voleva mettermi droga nell’auto»

Milano Prima notizia: Lapo Elkann è simpatico. Davvero. Un po’ eccentrico ma simpatico. Fuori, in corridoio, c’è la bolgia. Telecamere, fotografi, pensionati, studentesse in fregola, cancellieri. Lui, vestito in modo straordinario, riparato nella cancelleria. Si dà il «cinque» con i carabinieri. Poi l’occhio cade sulle sue scarpe - due babbucce di velluto turchino - e accade l’inverosimile.
Lapo, ma che scarpe ha messo?
«Guarda, te le faccio vedere (si cava la scarpa destra e la mette in mano al cronista). Vedi, sono delle Shipton. Originali. Sono stati i primi a inventare le pantofole. Tutti gli altri dopo li hanno copiati. Ma loro sono stati i primi».
Lapo si riprende la babbuccia. Fuori la bolgia preme. In aula stanno interrogando il suo amico (o ex amico, visto che Lapo l’ha sospettato di far parte dell’intrigo) Marco Durante, che racconta con crudezza irriferibile i dettagli di quella notte maledetta a Torino. Poi toccherà a lui, Lapo.
In aula accetterà di essere ripreso dalle telecamere?
«Ma figurati, non ci penso neanche».
Come si sente?
«Vedi, io sono una Bilancia. 7 ottobre 1977 (Lapo sembra divagare, in realtà sta rispondendo). Ascendente Leone. Pertanto sono riflessivo ma ho una componente di aggressività. Sei interista? Quindi ti piace il gioco di mano (e fa il gesto di Adriano che segna nel derby, ndr). Adesso fate i santi ma avete rubato anche voi. Cosa stavo dicendo? Sì, che sono riflessivo. Ma che poi agisco».
Che abbia deciso di agire lo si scopre mezz’ora dopo quando va a sedersi sulla sedia dei testimoni. Lo interroga prima il pm Di Maio, e lui ci va giù pesante: «So chi è Corona, conosco i suoi giochi sporchi, come purtroppo lo sanno molti italiani». Racconta di quando Corona cercò di fargli mettere della droga in auto per incastrarlo. Poi, in un attacco di autolesionismo, lo interrogano i difensori di Corona, e Lapo picchia ancora di più.
Lapo si alza e se ne va in un marasma di spintoni, di flash e di faretti. Rispondendo a tutte le domande (solo alla domanda decisiva, «Come è essere Lapo Elkann?» sembra non sapere che pesci pigliare).
Perché non si è costituito parte civile contro Corona?
«Lo hanno deciso i miei legali, mi sono consultato con loro».
Pensa che ci sia una organizzazione dietro quello che le è successo?
«Io non ce l’ho con nessuno e in Italia ci sono i tribunali per fare giustizia e dare risposte. La mia deposizione ha fornito solo la realtà delle cose».
Tre piani di scale, a contato di alito con il branco dei media. Con fatica, Lapo raggiunge la Maserati. Però poi si ricorda di non avere salutato i carabinieri che gli hanno fatto compagnia, e, risalendo la calca, va a stringere loro la mano. Chapeau.