Le conquiste nella cura di patologie neuronali

Il trattamento della sclerosi multipla (SM), negli ultimi anni, ha compiuto passi in avanti importanti. La ricerca per chi è colpito da questa patologia neurodegenerativa (più frequente nella fascia d'età fra i 20 e i 50 anni, riguarda per lo più il sesso femminile, circa 3milioni le persone con SM nel mondo, quasi 65mila in Italia), oggi mette a disposizione farmaci somministrabili per via orale, innovativi e potenti, semplificano la vita ai pazienti (costretti fino ad ieri ad assumere terapie iniettive) e migliorano l'aderenza terapeutica, fattore quest'ultimo chiave nella gestione della patologia. Tra le nuove opzioni terapeutiche vi è la molecola Fingolimod, Premio Galeno 2012 come farmaco innovativo dell'anno, oltre 63mila pazienti trattati fino ad oggi. É già disponibile in Italia da circa un anno, è la prima terapia orale in monosomministrazione giornaliera, approvata per il trattamento delle forme recidivanti di sclerosi multipla. «Fingolimod - spiega Giancarlo Comi, direttore, del dipartimento neurologico ed Inspe, Irccs Ospedale San Raffaele, Milano - è il capostipite di una nuova classe di farmaci chiamati modulatori dei recettori della sfingosina 1-fosfato. Si tratta di una molecola che sta contribuendo a cambiare la malattia: rispetto alla terapia standard con interferone beta 1a è in grado di dimezzare le ricadute e di ridurre del 40 per cento la progressione dell'atrofia cerebrale, con un effetto rapido e mantenuto nel tempo. Genera, da un punto di vista clinico, un'azione globale di protezione su vari aspetti che caratterizzano la malattia». La perdita di volume cerebrale, è una delle conseguenze della sclerosi multipla, indicatore chiave della progressione della patologia. «L'atrofia cerebrale porta da un lato alla perdita di autonomia, dall'altro all'alterazione delle funzioni cognitive», commenta Francesco Patti, professore di neurologia all'università degli studi di Catania. Nuovi dati, ottenuti in studi clinici con oltre 3.600 pazienti presentanti in occasione del 65° Meeting annuale della American Academy of Neurology (AAN), hanno dimostrato che questa nuova terapia riduce il tasso di perdita di volume cerebrale di circa un terzo .