La consacrazione di Kid Rock

Alla fine per forza si cresce. Kid Rock è sempre stato il tamarro con gli occhialoni e la cabriolet, l’analfabeta musicale che alla tecnica vocale primitiva sopperiva con una rara forza interpretativa, mescolando persino southern rock e rap, insomma roba da matti. Stavolta ha fatto tutto bene e questo cd lo consacra come autore e interprete che resta vigorosamente su binari rock aperti da Springsteen, Petty, Mellencamp e Bob Seger (guardacaso suona il piano in Collide). Certo, ci sono ospitoni come Sheryl Crow (sempre Collide), Mary J Blige (Care) e Zac Brown (Flyin high). Ma il disco funziona nel suo complesso, è godibile e persino emozionante, guarda un po’. E scivola via bene proprio come una rumorosa Mustang su di una Route 66 sempre meno abituata a suoni così.