Consadori, Lanaro e Pellini alla Galleria Ponte Rosso

La Galleria Ponte Rosso, in via Brera 2, dedica una mostra a tre artisti particolarmente significativi, evocativi ed espressivi del panorama artistico milanese del Novecento: Consadori, Lanaro e Pellini. Nell’esposizione allestita da Nanda Consonni e curata da Stefano Crespi, visibile fino a domani, ritroviamo il colore, la vocazione, il ricordo, la poetica, il viaggio con le sue metafore dei luoghi ma anche dell’ignoto. Davanti ai quadri di Silvio Consadori ci si sorprende. Si scorge in essi un orizzonte tematico ed espressivo che ci riconduce ad un personale alfabeto di emozioni, vibrazioni, luci, colori. Il Consadori dei viaggi e quello delle metafore, la malinconia della condizione interiore. La pittura di Dino Lanaro invece, oltre che illuminante può essere letta come un richiamo biografico. Paesaggi, giardini, fattorie, strade, tramonti ci fanno comprendere e apprezzare appieno l’amore dell’artista di origine veneta per Morandi. «Case di campagna» del 1947, un olio su tela con le sue ombre, la sua polvere e le sue luci, rende misterioso e poetico il paesaggio così come gli oggetti. L’immagine stessa tende a liberarsi dal tema; il soggetto diventa visione ed essenza, come in «Giardino in fiore» del 1959, come «Mattino» del 1970. Il milanese Eros Pellini in quel 1909 in cui si proclamò il Manifesto Futurista, e che ebbe maestro in Brera come lo scultore Wilt, dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento. Le sue aggraziate sculture in bronzo, di grande modernità ancora oggi come «Lo scialle» del 1966, «Ragazza che si prende il piede» del 1970, «Lo specchio» del 1980, «La famiglia dell’architetto» del 1973, sono vera espressione ideale.