Il conservatore non è un nemico del libertario

Cristiano Desiderio

Con questo articolo firmo il manifesto «Un’anima libertaria per il centrodestra» proposto dai Riformatori Liberali. L’anima libertaria abita per sua natura nel corpo della Casa delle libertà. Ha ragione Giordano Bruno Guerri quando dice che la destra che si oppone allo statalismo economico non può poi essere favorevole allo statalismo etico e lasciare così alla sinistra un'area non piccola (senz'altro decisiva) di elettori che è giustamente sensibile ai temi delle libertà individuali in cui lo Stato deve mettere il becco il meno possibile. Ha torto, invece, il caro Bruno Guerri, quando pensa che una destra conservatrice sia in contrasto e in contraddizione con le libertà dei libertari. Anzi, forse proprio una cultura conservatrice può meglio garantire le libere scelte individuali (sul tema delle unioni civili, del testamento biologico, dell'eutanasia, della ricerca scientifica, insomma sui temi della biopolitica) tanto care ai libertari e, direi, ai liberali tout-court.
Volendo citare un testo classico di un libertario che è anche esplicitamente un conservatore si può menzionare «Difendere l'indifendibile» di Walter Block, pubblicato in Italia dalla Liberilibri di Macerata, cioè da quell’Aldo Canovari che incarna al meglio l'anima conservatrice e libertaria. Essere libertari non significa non essere (per forza) conservatori e, di rovescio, essere conservatori non vuol dire sempre e comunque non essere libertari. Per un motivo semplice: perché la cultura conservatrice non è una teoria ideologica, ma una sensibilità storica. L’avversario del Libertario non è il Conservatore, bensì l’Ideologo. Il vero conservatore, il VC, come scriveva con irraggiungibile ironia Giuseppe Prezzolini, ha un grande pregio che è una diretta emanazione della sua cultura e del suo stile di vita: sa fare i conti con la realtà, sa che la storia ne sa molto più di noi e non ambisce a cambiare il mondo, come invece vuole fare l'ideologo che così, inevitabilmente, sfocia nella tirannia (politica, sociale, economica, fiscale, etica, scientista). Il conservatore tiene ai suoi valori, ma non desidera inculcarli agli altri con la forza o con il pedagogismo autoritario, che infatti è tipico della cultura ideologica. Il conservatore, per dirla con Agostino che evidentemente era un signor conservatore, vive e lascia vivere. E anche sulla morte il conservatore ha pensieri suoi che non sempre sono in contrasto con le libertà anche più estreme. È noto il caso di Indro Montanelli (il quale, non a caso, riconosceva in Prezzolini il suo Maestro) che sull’eutanasia diceva: «Io ho il diritto di farla finita» (dopo tutto anche il filosofo Hegel, conservatore dello Stato prussiano, riconosceva nel suicidio la superiorità dell'uomo sugli animali).
Si commette un errore, dunque, se si mettono l'una contro l'altra armate la cultura conservatrice e la cultura libertaria, il Conservatore e il Libertario. Se lo si fa, infatti, poi il massimo che si potrà ottenere sul piano politico sarà una banale somma, piuttosto che una riuscita sintesi. Lo sforzo da fare, invece, sembra essere quello di portare sempre più in chiaro il tema della libertà che è intrecciato con la cultura conservatrice e, viceversa, far notare che il Vero Conservatore, proprio come Montanelli, non è contrario alle libertà individuali, ossia alla scelta libera. La strada è segnata dalla cosa stessa che va pensata (direbbe un altro conservatore, diciamo pure reazionario, come Heidegger). E la cosa da pensare, in questo caso, è notare che è la cultura ideologica a opporsi alla libertà di scelta. Infatti, cosa fa l’ideologo? È a favore della libertà di scelta solo quando si sceglie le libertà che piacciono a lui. In questo caso l'ideologia teorizza una scelta giusta e una scelta sbagliata, un'etica politicamente corretta e una politicamente scorretta. Insomma, l'ideologia genera il razzismo etico che è tipico della sinistra.
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