Conservatorio, Borrelli finisce tra due fuochi

«Mi spiacerebbe perdere un uomo come il presidente uscente, un uomo che ha dedicato gran parte dei suoi ultimi sette anni a farsi attore e non solo spettatore del Conservatorio». Leonardo Taschera, direttore del Conservatorio, si schiera a fianco di Francesco Micheli. Parla di «felice sinergia tra direzione e presidenza», di «una nuova dimensione competitiva» e di «piglio innovativo» a proposito di Micheli.
È consapevole, Taschera, che lo strappo venutosi a creare fra lui (che vorrebbe vedere riconfermato Micheli) e la maggioranza del consiglio accademico (che invece non l’ha inserito nella terna da cui uscirà il nuovo presidente) sarà difficilmente sanabile.
Ma «qui si gioca il futuro del Conservatorio» e allora bisogna giocarsi il tutto per tutto. Con una premessa: «La rotta è presa e verrà mantenuta quale che sia il presidente che il ministro vorrà nominare», dice Leonardo Taschera. La rotta è quella «di stampo manageriale», introdotta dal finanziere che da sette anni guida le attività amministrative del Conservatorio. È lui che ha introdotto nell’università della musica la figura del manager capace di ottimizzare le risorse e gestire il Conservatorio come fosse un’azienda. «Una novità - spiega Taschera - vissuta come una turbativa tra i docenti abituati a vivere nelle acque chete del ministero».
Dalla votazione del Consiglio accademico del 31 gennaio erano usciti i nomi di Francesco Saverio Borrelli, Gerolamo Gavazzi e Fernanda Giulini. Il giorno dopo Taschera aveva invocato un «vizio di procedura» e la questione è passata al ministero. È probabile che la votazione venga rifatta e che il nome di Micheli possa rientrare.
Se lo augura Taschera precisando che «Borrelli non lo conosco personalmente. È uomo di squisita cultura. Non sono in grado di dire se una sua eventuale nomina potrebbe essere un vantaggio o uno svantaggio. Certo è che secondo i dettami della legge il presidente deve essere una personalità di alta figura professionale e manageriale. Mi permetto di sottolineare che per definizione Borrelli non ha un’attività manageriale alle spalle. È stato un grande giudice, un alto uomo di Stato, ma manager no».
Secca la risposta di uno dei docenti contrari alla nomina del presidente uscente: «Il fatto che Micheli non goda della fiducia del consiglio accademico fa parte del gioco democratico - dice Bruno Zanolini -. Non è uno scontro tra persone. E poi, in assenza di regole precise, è tutto da dimostrare che le votazioni non siano state corrette».