Conservatorio Enrico Dindo e i Solisti al «Quartetto»

«Non ci sono aggettivi per qualificare Rostropovich, uomo e artista. È una persona straordinaria, generosa come pochi. Quando tento di comunicargli la mia gratitudine e affetto lui mi anticipa sempre, gettandomi in grande imbarazzo». Ecco Rostropovich visto con gli occhi di uno dei più bei violoncellisti italiani in circolazione, Enrico Dindo, di Torino, classe 1965, vincitore del concorso Rostropovich di Parigi. Fu proprio lui, il violoncellista epocale scomparso il 27 aprile di due anni fa, a caldeggiare l’iniziativa del suo pupillo italiano deciso a mettere in piedi un’orchestra. Quella dei Solisti di Pavia, tenuta a battesimo il 21 dicembre 2001 da Rostropovich nella veste di direttore e Dindo allo strumento solista. Ed è con i «suoi» Solisti che Dindo torna stasera (Conservatorio, ore 20.30) al Quartetto per un programma che anzitutto rende omaggio ai due festeggiati del 2009, Felix Mendelssohn (Seconda Sinfonia per archi), a due secoli dalla nascita, e Franz Joseph Haydn (Concerto per violoncello), a due secoli dalla scomparsa. La chiusura è affidata alla russa melanconia di Caikovskij (autore del Notturno op.19 e della Serenata per archi op. 48. I Solisti, Orchestra residente al teatro Fraschini di Pavia, hanno una stagione tutta loro, viaggiano in Italia e all’estero, commissionano partiture e incidono dischi. E soprattutto, sono squisitamente italiani.