Il Conservatorio mette in mostra i suoi gioielli migliori

Dego al violino e Leonardi al pianoforte per la «Sonata a Kreutzer», Ferro Matsuno e Dessy con il «Trio n. 2 in do minore» di Mendelssohn

Piera Anna Franini

Il Conservatorio mette in vetrina i suoi gioielli. Questo, dopo un lungo lavoro forgiatura e prove sul campo. Cinque gioielli combinati in due formazioni: duo e trio.
Stasera, ore 20.45, nella Sala Puccini del Conservatorio si esibiranno Francesca Dego al violino e Francesca Leonardi al pianoforte, e il Trio Kaleidos costituito da Davide Ferro (pianoforte), Eleonora Matzuno (violino) e Francesco Dessy (violoncello). Tutti interpreti cresciuti nel Conservatorio milanese, diplomati e ora in fase di perfezionamento. Artisti giovani, ma con un nome che, pur in tempi assai difficili per il settore della classica, già inizia a circolare e a imprimersi nella memoria degli ascoltatori.
Il filo rosso del curriculum dei cinque è la giovinezza, un diploma conseguito con il massimo dei voti e vincite a concorsi. Quella di stasera, infatti, è la quinta edizione del Premio Argenteria Galbiati, la competizione nazionale promossa dalla Galbiati, l’azienda di argenteria a Milano dal 1907.
La violinista Dego e la pianista Francesca Leonardi sono le vincitrici dell’ultima edizione, propongono una Sonata chiave della letteratura per duo violino-pianoforte: la Sonata a Kreutzer di Beethoven.
Mendelssohn, Secondo Trio in do minore, è l’autore prescelto dal Trio Kaleidos formazione che più volte ha rappresentato il Conservatorio in giro per la città – Politecnico, Palazzina Liberty -. Un trio di fresca data, s’è costituito nel 2003 sotto la guida di Emanuela Piemonti, con due medaglie d’oro (al Galbiati e al Concorso di Monza). Già spuntano programmi per il futuro: un altro concerto in Conservatorio, a novembre, e la partecipazione al Concorso intitolato a Luigi Nono. Nel frattempo, in contemporanea, ognuno coltiva la propria attività solistica.
Introduce il concerto Leonardo Taschera, dal 6 marzo 2004 direttore del Conservatorio. Sulla scia di chi l’ha preceduto, per anni Marcello Abbado e poi Guido Salvetti, anche Taschera è sempre più impegnato a creare ponti che proiettino il Conservatorio e quanti lo frequentano in una dimensione più ampia. Così, con la Società del Quartetto, vengono promosse masterclasses tenute da artisti di spicco (ospiti del Quartetto) e aperte – anzitutto – agli allievi del Conservatorio.
Risponde a questa filosofia l’attività dell’Orchestra del Conservatorio, condotta da Gustav Kuhn, una palestra speciale, oltre che irrinunciabile, per il futuro orchestrale. Così come si avvicendano concerti nati in collaborazione con il Politecnico o il Circolo Filologico. Attività grazie alle quali lo studente si fa le ossa, impara a domare emozioni e ansie da prestazione.
Strategie pensate per immettere nel modo più indolore possibile il musicista nella realtà della “produzione”. Una realtà - ahimè - fatta di tagli alla cultura e insensibilità per le questioni musicali. Ma questo è un altro problema di fronte al quale anche un Conservatorio, pur blasonato come quello milanese, è impotente.