«Considerazioni» a rischio sciopero

da Roma

A venti giorni esatti dalle seconde - e attesissime - considerazioni finali di Mario Draghi, si manifesta il rischio di uno sciopero proprio il 31 maggio contro il piano di ristrutturazione della banca centrale. Sulla protesta i sindacati interni sono, però, spaccati. Ieri, un incontro con il direttore generale Fabrizio Saccomanni si è concluso senza passi avanti; ma in una successiva riunione le principali sette sigle sindacali non hanno trovato una posizione comune sul dilemma «negoziato o sciopero». Cida, Sibc-Cisal e le organizzazioni legate a Cgil, Cisl e Uil si incontreranno ancora coi vertici della banca il 17 maggio. La Falbi, una delle sigle più forti, ha invece rotto le trattative, avviando le procedure per lo sciopero.
Ai sindacati, Saccomanni ha proposto di «fermare gli orologi», per incominciare sin dal prossimo incontro un esame particolareggiato di strutture e funzioni degli uffici periferici, mettendo momentaneamente da parte il risultato finale, in termini di sedi da chiudere o ridimensionare. Proposta accolta da gran parte dei sindacati. Il progetto di ristrutturazione, che prevede la progressiva chiusura di 58 filiali periferiche e di alcuni uffici esteri, non è stato modificato di una virgola, accusa invece la Falbi. «I tempi per scioperare il 31 maggio ci sono», dice il segretario Luigi Leone, annunciando manifestazioni non solo in via Nazionale ma anche davanti a tutte le sedi locali di Bankitalia.
Sei sigle su sette proseguiranno dunque il negoziato, nonostante il giudizio di merito sostanzialmente negativo sull’incontro di ieri. La Falbi, invece, attende un’eventuale convocazione «conciliatoria» che dovrebbe giungere non oltre il 18 maggio. Se anche questa riunione non andasse a buon fine, il sindacato autonomo sciopererà il 31 maggio. Un’eventualità che certamente dispiace al governatore. Allo stesso tempo, Draghi appare molto risoluto nel voler portare a conclusione il riassetto della banca, sulla base dell’esempio francese e tedesco.
Il braccio di ferro sul piano di ristrutturazione di Bankitalia ha un significato emblematico: viene visto come un tentativo importante di scalfire, e profondamente, lo strapotere sindacale nel settore pubblico. Proprio ieri il settimanale L’Espresso raffigurava Draghi con la sega elettrica in mano sotto il titolo «tagliare si può». I sindacati replicano ricordando che la chiusura delle sedi locali «depaupera» il territorio e lo priva, spesso, delle uniche strutture capaci di analisi economica a livello locale.