Consigli utili per una commissione

Giovanni Sartori ha aperto un interessante dibattito sui quotidiani per una riforma migliore, della quale ora parleremo. In realtà l'articolo nasce dall'appello di Augusto Barbera ed altri per un «percorso costituente»: si tratta di un testo assai lungo, discusso in una conferenza stampa presso la Camera dei deputati, che ha ottenuto ben 146 firme.
Per percorso costituente si intende un riesame delle norme uscite dalla prima riforma costituzionale imposta dalla sinistra e dalla seconda riforma imposta dalla destra. Noi scriviamo ignorando i risultati del referendum come fanno tutti coloro che sono intervenuti nel dibattito, anche se si dividono fra i sostenitori del «no» e i sostenitori del «sì» a questo referendum. Entrambi ritengono che la vittoria del «no» o la vittoria del «sì» agevoli questo percorso costituente. Fra i primi abbiamo, oltre a Barbera e a Sartori, Michele Salvati; fra i secondi possiamo annoverare Angelo Panebianco e Giulio Tremonti. Prima del referendum in tanti hanno parlato e continuano a parlare solo per favorire la vittoria del «sì» o la vittoria del «no».
Questo obiettivo non mi interessa; ma non seguirei Giuliano Ferrara che lo definisce «un puro imbroglio». Non bisogna buttare via il bambino con l'acqua sporca. Vincano i «sì» o vincano i «no» il problema resta per l'efficienza delle nostre istituzioni e in gran parte della Corte costituzionale. Sarà la forza delle cose a spingerci ad imboccare questo percorso costituente.
Il problema è come nominare questa Commissione incaricata a preparare un testo per il Parlamento. I miei suggerimenti si discostano assai da quanto afferma Barbera nel suo testo. Egli vorrebbe che il percorso costituente iniziasse con una Commissione che coinvolga parlamentari scelti in modo paritario fra i due schieramenti, rappresentanze regionali, esponenti della società (università, realtà sociali ed economiche). A me pare che tale commissione non sia abbastanza neutrale, né abbastanza preparata. Pertanto proporrei che della Commissione per la metà facciano parte tutti coloro che sono stati membri della Corte costituzionale; gli altri eletti dal Parlamento ma che abbiano i requisiti per essere nominati nella Corte costituzionale (art. 135 della Costituzione). Non deve avere un compito assai vasto, come riscrivere una gran parte della Costituzione, ma riscrivere delle norme che impediscano un così frequente ricorso alla Corte costituzionale, oggi, come si è detto, intasata.
Questa commissione ristretta nel numero delle persone e con poche norme costituzionali da vagliare mi è stata suggerita dall'esperienza del passato. Ci sono stati molti tentativi di modificare la Costituzione. Abbiamo avuto nel 1982 la Commissione presieduta da Aldo Bozzi (20 deputati e 20 senatori) che votò un testo a maggioranza (i comunisti si astennero); poi avemmo una Commissione presieduta da Ciriaco De Mita e Nilde Iotti, una Commissione bipartisan, ma non portò in porto nulla. Nel 1997 ci fu la bicamerale presieduta da D'Alema, ma anch'essa non concluse nulla. Tutte pensavano in primo luogo a rafforzare il ruolo del presidente del Consiglio, già detto Premier.
La mia è una modesta proposta, ma, perché, modesta, ha la possibilità di ottenere un più facile ascolto.