La consigliera Rai Giovanna Bianchi Clerici

La perdita che più le dispiace è quella di Simona Ventura: «una vera professionista che, una volta terminata l’esperienza di conduttrice, avrebbe potuto iniziare una carriera da dirigente». Ma anche le dimissioni di Lucia Annunziata sono «un brutto colpo per la Rai. Ha sempre dimostrato equilibrio, sia nella scelta degli ospiti che nel modo di condurre le interviste». Giovanna Bianchi Clerici, consigliere Rai con ascendente leghista, prepara il Cda più delicato degli ultimi mesi che, da copione, dovrebbe sciogliere parecchi nodi che neanche un marinaio di Luna Rossa.
Annunziata e Ventura sono perdite. E Santoro?
«Guardi, del caso Santoro siamo anche un po’ stanchi. Vado, resto, ritorno: la stessa storia dell’anno scorso. Siamo mica all’asilo Mariuccia... Come mai ha cambiato idea?».
Lei come voterà?
«Prima devono convincermi che la decisione sul suo contratto è di competenza del consiglio. Voglio vedere cosa dice il collegio dei sindaci. Dopo voglio capire la proposta del direttore generale. Perché va ricordato che il consiglio non fa ciò che vuole, ma vota le proposte del dg. L’ordine del giorno del collega Rodolfo De Laurentiis per far proseguire Annozero è stato presentato prima della rottura con La7».
Le dispiace l’addio dell’Annunziata invece quello di Santoro la lascia indifferente.
«Parliamo di conduttori e programmi completamente diversi. Intanto, Santoro nessuno l’ha cacciato. Ha detto che voleva fare altre cose... Anche un anno fa cambiò idea, lo abbiamo riaccolto e ha fatto le sue trasmissioni senza interferenze».
Telefonate di Masi a parte...
«Alle quali ha risposto per le rime. Però, sia chiaro, nessuno gli ha puntato la pistola alla tempia per costringerlo a lasciare la Rai. Diverso è il discorso per l’Annunziata: il suo programma non ha mai dato problemi, ha creato dibattito ed è sempre stato in regola con la par condicio. Credo che il direttore di Raitre dovrà spiegare...».
Magari all’Annunziata è scappata una parola di troppo.
«Una parola di troppo, sì. Però tanti pensano che a Raitre ci siano molti favoritismi».
Della deroga concessa a Fazio per quattro serate con Saviano su La7 cosa pensa?
«Voglio vedere il contratto nei dettagli. Abbiamo fatto una scelta di contenimento dei costi chiedendo l’esclusiva alle star. Non si devono fare figli e figliastri. Un conto è qualche ospitata per la quale si può concedere una deroga, un altro è l’ideazione e realizzazione di programmi in una tv concorrente».
C’è il rischio di perdere anche la Gabanelli.
«Apprezzo la Gabanelli, fior di giornalista. Ma una recente sentenza della Cassazione ha equiparato la Rai a un’istituzione pubblica. La decisione sulla responsabilità penale e civile dei servizi giornalistici, in una parola la questione della manleva, va presa in modo equo non solo per la Gabanelli. Giustamente si è fatto il confronto con la tutela di cui gode Ferrara. È una decisione delicata».
Che cosa pensa delle intercettazioni che riguardano la cosiddetta struttura Delta?
«Mi sembra un polverone di cose vecchie. La Bergamini non è più in Rai da un po’. Anche sulle telefonate di Saccà si creò uno scandalo esagerato».
Come si lavora in Rai tra pressioni politiche, conduttori che se ne vanno o minacciano di farlo, accuse di autolesionismo?
«Lavoro rispettando le regole e per il bene dell’azienda. Poi i giornali scrivano quello che vogliono. Una sola volta mi è capitato di votare in dissenso con le proposte del direttore generale, fu per la nomina del nuovo direttore di Raidue che non ritenevo adeguato. I fatti parlano da soli. Per il resto, ciò che mi irrita di più è l’abitudine, soprattutto dei conduttori di Raitre, di chiudere le loro trasmissioni dicendo “chissà se la prossima settimana ci saremo ancora”. In sei anni che sono qui non ho mai visto chiudere nessun programma, Sgarbi a parte. Ma quella è un’altra storia».