Il consigliere contestato e i soldi dell’assessore

Maria Vittoria Cascino

Una reazione dura. La reazione di chi vuole chiarezza al di là della storia politica. Perché l'ipotesi di incompatibilità del consigliere regionale Lorenzo Castè, Rifondazione Comunista, sollevata ieri dal Giornale, ha strozzato più d'una parola in gola. Faccenda da prendere con le molle. E con i guanti. Se ne parla e non se ne vuole parlare. Troppo delicata. Ci vogliono le carte. E bisogna saperle leggere. Le voci di quel corridoio questa volta non hanno eco. Ma il gruppo di Forza Italia batte un colpo. Pesante. Rabbioso. La mozione da presentare al consiglio è pronta. Perché è vero che c'è una commissione di rappresentanti di maggioranza e minoranza che sta rivoltando come un calzino la storia di Castè. Ma una mozione forse dà l'idea di cosa si stia consumando. Una mozione da discutere in aula, dove le cose dette s'amplificano e le valenze si moltiplicano in maniera esponenziale. I consiglieri di Fi lo ribadiscono che cosa fa impressione, non si risparmiano e affondano su alcuni punti chiave, chiedendo di superare l'impasse. Perché è inutile, «se un cosa del genere fosse uscita quand'eravamo noi al governo - butta lì qualcuno - ci avrebbero aspettato con i fucili ben oliati, altro che commissioni e riservatezza».
E Fi verga la mozione che si rifà a quanto uscito sui giornali. Il documento riprende il fatto saliente denunciato dal sindaco di Vernazza, ossia che il consigliere Castè avrebbe un debito con la Regione che innescherebbe la condizione di incompatibilità. E tira in ballo chi il contributo a suo tempo l'ha concesso per conto della Regione, ossia il Gal, Gruppo di Azione Locale delle aree rurali, della Spezia. Che però a firma della dottoressa Rossana Miaschi il 27 aprile scrive al Dipartimento Agricoltura: «mi corre l'obbligo rilevare come gli accertamenti edilizi e urbanistici svolti dal Comune di Vernazza inducano a ritenere sussistente l'ipotesi di revoca del contributo a suo tempo concesso al signor Castè con contestuale recupero delle somme erogate». È qui che la mozione infila il dito. Perché in ballo a questo punto bisogna tirarci tutti e chiede al presidente di recuperare le eventuali somme illegittime.
«Non vogliamo accanirci contro nessuno - tiene a puntualizzare Luigi Morgillo, capogruppo Fi -. Ma siamo ad inizio legislatura ed è fondamentale per tutti capire come stiano realmente cose. Perché si parla di denaro pubblico». E poi ti butta lì, per la cronaca, che «il presidente del Gal spezzino è Enrico Vesco, attuale assessore al lavoro. Auspico comunque che tutto quanto supposto sia infondato». Sotto la mozione leggiamo anche la firma di Fabio Broglia, consigliere Udc: «Quando le cose non sono chiare occorre farle diventare chiare - insiste l'avvocato -. Soprattutto se c'è di mezzo un finanziamento pubblico. Mi auguro che la risposta dell'assessore Cassini sia tecnica, come la domanda che gli è stata posta. La politica non c'entra, visto che si tratta d'una pratica amministrativa». E proprio perché tale il consigliere Gianni Plinio, An, non s'è unito al coro, pur condividendo «l'estrema gravità e la particolare delicatezza della questione». Perché «è la commissione che deve valutare la pratica. Sono rispettoso del problema sollevato - ribadisce - ma la mozione in questa fase mi sembra superflua. Sentiamo prima cosa dicono i tecnici». È difficile scucire di più. I cellulari suonano, ma nessuno risponde. Parola d'ordine: aspettare.
(2-continua)