Consiglieri immigrati: i simboli dell’Ulivo sui volantini elettorali

«Parole, parole, parole... soltanto parole, parole d’amor». Recitava così il ritornello di una famosa canzone di Mina del ’72. «Parole d’amor» a favore dell’integrazione come quelle dedicate a più riprese dal sindaco Veltroni e la sua maggioranza alla carica del consigliere comunale aggiunto. Peccato che a pochi giorni dalle elezioni - previste per il prossimo 10 dicembre - che dovranno portare in Campidoglio e nei municipi i nuovi rappresentanti degli immigrati, alle parole non sia seguito l’impegno concreto da parte dell’amministrazione nel dare visibilità all’appuntamento. Un atteggiamento di sostanziale disinteresse simile, del resto, a quello tenuto nei primi due anni di questa fallimentare esperienza e più volte denunciato da il Giornale.
Esemplare la vicenda che ha interessato il «Forum delle comunità straniere», la onlus che rappresenta ben 27 etnie presieduta da Loretta Caponi. Lo scorso 2 novembre il Forum invia una lettera a Veltroni e in subordine a tutti i gruppi consiliari per chiedere un contributo di 5mila euro per la raccolta delle firme per la presentazione delle candidature, e per favorire occasioni di «discussione e riflessione sulle piattaforme elettorali dei candidati». Nella missiva si precisa che la onlus «è un’organizzazione di volontariato autonomo e indipendente dai partiti italiani e stranieri cui hanno aderito numerose associazioni di immigrati di diversa provenienza. Non ha tuttavia mezzi economici sufficienti per sostenere una campagna elettorale». La risposta della giunta? Semplice e sbrigativa: silenzio assoluto.
Ma c’è dell’altro: su 41 candidati al Campidoglio 8 si presenteranno sotto il simbolo dei Ds e 4 della Margherita. Per averne conferma basta soffermarsi sui volantini elettorali di questi aspiranti consiglieri, in cui campeggiano ben visibili i simboli dell’Ulivo, della Quercia o dei Dl. Un fenomeno che odora di strumentalizzazione politica e contrasta con lo spirito di una votazione in cui dovrebbero essere rappresentati solo gli interessi delle varie comunità. Eppure giovedì scorso, intervenendo al confronto organizzato dal Forum al «Felt Club» di San Lorenzo per illustrare l’andamento della campagna elettorale, il consigliere comunale dell’Ulivo, Giulio Pelonzi ha rivendicato la prassi: «I partiti sono ancora un importante collegamento tra società e istituzioni - così Pelonzi ha replicato alle obiezioni avanzate dalla Caponi -. Quindi non trovo nulla di male nella scelta di candidarsi all’interno di questi contenitori». Poi un po’ di sana autocritica: «Di sicuro ci sono state carenze organizzative e il Comune doveva essere più attento ad evitare disparità con i candidati supportati dai partiti - quindi volantini gratis, più visibilità, ecc. -. Spero comunque che presto gli immigrati potranno votare alle amministrative».
«Un’integrazione vera passa sì per un voto vero - ha puntualizzato il collega di An, Luca Gramazio -, ma quella del consigliere aggiunto a Roma per ora è solo un’integrazione spot». Quando prendono la parola i pochi candidati presenti, la spaccatura creata dall’ingerenza partitica emerge nitidamente. «Ho le mie idee ma questo non vuol dire che rappresento un partito», si giustifica un concorrente senegalese, appoggiato dalla Margherita. Altri contrattaccano: «I partiti ci stanno dividendo»; «la maggioranza vuole altri quattro consiglieri»; «queste elezioni sono una guerra tra forze politiche, interessate solo al nostro voto». Una strana guerra, interna a una sola parte, quella veltroniana.