Il Consiglio di Bankitalia: ha la nostra fiducia

Il decano Ferreri: «Capitolo chiuso». La preoccupazione della Bce per gli sviluppi giudiziari: «Fatti nuovi che saranno valutati»

Gian Battista Bozzo

da Roma

Con una mossa a sorpresa ma non troppo, il Consiglio superiore della Banca d’Italia rinnova la fiducia in Antonio Fazio. È il consigliere anziano Paolo Emilio Ferreri, al termine della riunione, ad annunciare che «la gran parte dei consiglieri ha colto l’occasione per manifestare espressioni di fiducia nei confronti del Governatore. Sentiti tutti i consiglieri - aggiunge Ferreri - nessuno di essi ritiene la ricorrenza di motivi che richiedano la convocazione del Consiglio in seduta straordinaria». La traduzione della frase barocca del consigliere anziano è questa: il Consiglio superiore della banca - unico organismo deputato in materia - non intende riunirsi in seduta straordinaria per esaminare una revoca del mandato del Governatore. «Per noi, questo è un capitolo chiuso», conclude Ferreri.
Fazio dunque resiste alle pressioni, anzi trae maggior forza dalla decisione del Consiglio superiore. Con il Governatore si è schierata la gran parte dei consiglieri (nove dei quali, su un totale di tredici, sono stati nominati dallo stesso Fazio), come previsto. Nessuno, neppure l’avvocato Roberto Ulissi, rappresentante del Tesoro nell’organismo, si è fatto avanti alla domanda di Ferreri: «Qualcuno ritiene che sia necessaria una riunione straordinaria»? Quindi il consigliere anziano ha concordato la dichiarazione a favore del Governatore. Dunque non si può parlare di una delibera, ma di una dichiarazione di fiducia che, comunque, segna un passaggio importante nella partita Fazio. Lo sottolineano con evidenza i parlamentari vicini al governatore. «È la forza dell’autonomia interna che si afferma rispetto a interferenze esterne», commenta Maurizio Eufemi (Udc). La prossima riunione ordinaria del Consiglio si terrà, come previsto, a fine ottobre.
Subito dopo la conclusione della riunione a Palazzo Koch, le agenzie di stampa hanno battuto la notizia di «Fazio indagato fin da agosto». Ma secondo un influente membro del Consiglio superiore, sentito dal Giornale, la circostanza non avrebbe modificato l’atteggiamento dell’organismo. Insomma, l’iscrizione nel registro degli indagati non basta, al Consiglio, per discutere il caso Fazio in via straordinaria.
Fazio non va al Cipe. Il secondo fronte di ieri, per il Governatore, era rappresentato dalla riunione del Cipe, dedicata all’esame della Relazione previsionale e programmatica. Giulio Tremonti, presidente del Comitato interministeriale, non ha invitato personalmente Fazio alla riunione, ma la Banca d’Italia «come istituzione». E il Governatore non si è presentato, mandando al suo posto il vicedirettore generale Pierluigi Ciocca. Secondo indiscrezioni, Ciocca avrebbe espresso a Tremonti «apprezzamento» per i contenuti della Relazione «in un clima disteso e cordiale». Ma le interpretazioni dell’episodio divergono: alcuni parlano di sgarbo di Tremonti a Fazio, per non averlo invitato personalmente; altri di sgarbo da parte del Governatore, per non aver partecipato. È dunque evidente che la pace non sia scoppiata fra i «duellanti», tutt’altro.
Riforma Bankitalia alla Bce. Sulla riforma di Bankitalia, contenuta in un emendamento alla legge sul risparmio (mandato a termine compreso), la Banca centrale europea dovrebbe esprimersi giovedì prossimo, nel corso di una riunione di Consiglio ad Atene. La conferma del fatto che il Governatore italiano è indagato dalla magistratura, tuttavia, viene appresa a Francoforte con preoccupazione. Dietro il no comment ufficiale, fonti della banca riferiscono che si tratta di «un fatto nuovo, che sarà valutato». Il disegno di legge sul risparmio riprende mercoledì il cammino al Senato, e il centrosinistra annuncia che solo su questo provvedimento rinuncerà all’ostruzionismo parlamentare. «Dopo le notizie su Fazio - spiega il capogruppo Ds a Palazzo Madama, Gavino Angius - è necessario e urgente votare il ddl risparmio con le norme su Bankitalia prima della Finanziaria». In attesa delle decisioni del Parlamento si è anche fermato completamente il lavoro per l’autoriforma della banca centrale. «Potrebbe apparire come una sottrazione della palla al potere legislativo», osserva un consigliere.