Consiglio di Berlusconi a Bush: Guantanamo va chiuso subito

Il Cavaliere: «Usa e Ue pronti al dialogo con Hamas ma solo se depongono le armi»

Emanuela Fontana

da Roma

L’ha condannato Kofi Annan. «Guantanamo è un’anomalia», aveva detto nei giorni scorsi il premier britannico Tony Blair. Le stesse parole usate successivamente da Gianfranco Fini. Ora anche Silvio Berlusconi esprime la sua opinione sul carcere cubano allestito nella base Usa per i sospetti terroristi. Senza attenuanti. Nell’intervista con Al Jazeera che verrà mandata in onda integralmente oggi, il premier infatti alla domanda di Imad Al Atrash ha risposto: «Ne ho parlato con molti miei colleghi e anch’io penso che si debba con la massima celerità procedere alla chiusura di questi centri dove si sono verificati episodi che tutto il mondo ha condannato». In linea con la posizione Onu, dove successivamente a un rapporto che aveva indispettito la Casa Bianca, era stato direttamente il segretario generale a invocare la chiusura del centro di detenzione americano. E ieri anche il commissario Ue Franco Frattini ha assicurato di condividere questa impostazione: Guantanamo deve essere chiuso «con la massima celerità».
La parte di politica estera dell’intervista con Al Jazeera di Berlusconi ha toccato anche la situazione palestinese del dopo-elezioni: il dialogo con Hamas non è precluso, ha chiarito il premier, a patto che vengano desposte le armi: «Io credo che gli Stati Uniti e anche l’Unione Europea siano ben lieti di cominciare a parlare con un governo legittimamente e democraticamente eletto. Prima Hamas - ha ricordato il presidente del consiglio - era un’organizzazione con cui non si poteva avere nessun dialogo. Con un governo si può avere dialogo sempre che questo governo faccia propri i principi del rispetto degli altri e della democrazia».
A proposito del taglio degli aiuti alla Palestina ha poi aggiunto: «Credo che debba venire da parte di tutti una prova di assoluta responsabilità». Del carcere iracheno di Abu Ghraib il premier non ha parlato con Al Jazeera, ma è intervenuto comunque sull’argomento ieri, dopo le polemiche sulle testimonianze di un prigioniero, che ha parlato della presenza di italiani: «Il governo non è al corrente di nulla - ha chiarito Berlusconi - se poi c’è qualche mercenario non è un problema che ci riguarda».
Il terrorismo internazionale è stato un altro dei temi affrontati con la tv del Qatar. Berlusconi ha parlato della prevenzione, dei «13mila obbiettivi sensibili» presidiati. Si è detto «preoccupato» ma come «gli altri governanti dei Paesi europei». Perché il terrorismo ha colpito «questo o quel Paese, anche senza una ragione sensibile». Finora l’Italia non è stata presa di mira grazie «al lavoro d’intelligence» ma anche perché siamo «un Paese dalla forte democrazia, aperto alla comprensione e che ha mantenuto sempre forti e continuativi rapporti con tutti i Paesi arabi». Con l’Iran, ha sottolineato, l’Italia è «il Paese in Europa che ha mantenuto i più intensi scambi commerciali e diplomatici».
Rapporti buoni che l’Italia continua a voler mantenere, ha chiarito Berlusconi, che inevitabilmente è tornato sulla vicenda della maglietta dell’ex ministro Roberto Calderoli con le vignette anti-islam: ««Ho pensato che fosse necessario agire subito - ha spiegato ad Al Jazeera - perché ho ritenuto che fosse giusto, di fronte a un atto sbagliato, che ci fosse immediatamente la conseguenza».