Il consiglio Bpi resiste alla Procura. Per ora

Si cerca una mediazione tra le diverse anime del cda, giallo sulle dimissioni di Visconti di Modrone

Massimo Restelli

da Milano

La disponibilità ad azzerare l’attuale consiglio di amministrazione così da assicurare a Banca Popolare Italiana una nuova guida a partire da gennaio. Il direttore generale Divo Gronchi sferra l’attacco finale per convincere la Procura a scongelare la quota Antonveneta destinata all’olandese Abn Amro. Dopo settimane di pressioni da parte dei magistrati, il board di Bpi ha infatti raggiunto l’accordo per mettere a disposizione il proprio mandato.
La scelta apre una netta cesura con il passato ma la situazione rimane sospesa poiché la banca sarebbe intenzionata a ottenere il dissequestro del 29% di Antonveneta prima di ufficializzare il passaggio di consegne. Ecco perché il board ha accantonato l’ipotesi di dimissioni di massa preventive che sarebbero equivalse a un’ammissione di colpevolezza, cercando invece una mediazione tra le diverse anime della banca.
Malgrado il braccio di ferro la strada è tracciata e aggiunge un altro tassello alla scelta di «discontinuità» che ha portato alla denuncia-querela contro i precedenti amministratori. Tanto che già oggi è in agenda una verifica in procura dei legali che dovrebbero riferire di questa disponibilità. Insieme all’annuncio sarà precisata anche la data dell’assemblea chiamata a scegliere il nuovo board: probabilmente, visti i tempi tecnici, a gennaio.
Superare l’impasse padovana risolverebbe una delle maggiori incognite del bilancio di Bpi che ieri ha guadagnato lo 0,93% a 7,26 euro in Piazza Affari. La vendita del pacchetto Antonveneta farebbe infatti affluire 2,1 miliardi nelle casse dell’ex banca lodigiana che sopporta 150mila euro di oneri finanziari per ogni giorno di ritardo nella compravendita con gli olandesi.
Fino a qui le indiscrezioni filtrate da Lodi in un continuo balletto di distinguo cui ha fatto da contraltare la decisione di Giammaria Visconti di Modrone di ufficializzare immediatamente il proprio addio. Un commiato anticipato rispetto a quello dagli altri consiglieri ufficialmente attribuito a «motivi personali» ma che, secondo l’agenzia Radiocor, sarebbe da spiegare con il forte squilibrio nei rapporti creditizi che lo stesso manager avrebbe con la banca. Motivazioni a parte, il passo indietro di Visconti di Modrone è l’ennesimo segnale di tensione all’interno del Cda cui Gronchi avrebbe fornito anche un aggiornamento sui conti del gruppo e sull’andamento dei depositi dopo il danno di immagine subito per la fallita scalata ad Antonveneta.
Oltre a preservare la propria penetrazione sul territorio, una delle prime emergenze da risolvere è il finanziamento da 850 milioni concesso alla Magiste di Stefano Ricucci a fronte del pegno sul 14,7% di Rcs. I consulenti sono al lavoro ma la soluzione più probabile appare quella di fare confluire il pacchetto di Rcs in una società veicolo che aprirebbe il capitale ai principali soci di Via Rizzoli.