In Consiglio c’è un «Fini» leghista E i partiti bocciano il controcanto

Qualcuno giura di averlo sentito dire: «Sarò come Gianfranco Fini in consiglio regionale». Si è parlato a lungo di Davide Boni come vicepresidente della Regione, ma poi è andata diversamente: numero due della Regione è diventato Andrea Gibelli e Boni è stato destinato all’incarico di presidente del consiglio regionale. È in questa situazione che l’ex assessore ha preso come modello Fini e come obiettivo ridare forza politica all’aula, cioè in definitiva a se stesso.
Così ieri mattina a un convegno di formazione arringava i (per lo più assenti) colleghi consiglieri: «Queste iniziative sono fatte per loro, per offrire momenti di approfondimento, ma manca una coscienza politica». Insomma, schiscia el butùn non è il suo motto. L’esordio da presidente del consiglio è stato convocare una seduta a Malpensa, poi è stata la volta dell’Expo e dell’emergenza lavoro: «Sono un leghista convinto e leale alla maggioranza, ma il consiglio non può essere subalterno alla giunta».
L’ultimo caso politico scatenato da Boni riguarda i rifiuti campani. Sulle ecoballe ha fatto da controcanto al presidente della Regione, Roberto Formigoni, contestandolo per aver disertato l’incontro con il governo («sarebbe stato meglio presentarsi e sbattere i pugni sul tavolo») e anche per aver mischiato il problema dei rifiuti con quello delle risorse tagliate dal governo alle Regioni («due questioni completamente diverse tra loro e pertanto devono essere gestite in maniera separata»).
Non è la prima volta che Boni dibatte con Formigoni, in passato i due si sono trovati a discutere persino della miscela amore, tiepidezza e federalismo. Ma questa volta il richiamo all’ordine istituzionale dell’iperattivo presidente del consiglio regionale è arrivato in modo più ufficiale del solito. A parlare il capogruppo del Pdl in Regione, Paolo Valentini: «Si impegni a garantire l’imparzialità che il suo ruolo richiederebbe. Non mi sembra che faccia né l’assessore né il presidente della giunta». L’“imputato” non demorde: «Sono presidente del Consiglio ma non solo: ascolto le esigenze del territorio e sono anche un uomo politico».
Negli ultimi tempi è difficile decifrare il voto della Lega. Più di una volta è capitato di assistere ad alleanze trasversali con il Pd che hanno messo in difficoltà la maggioranza su temi caldi. Il partito di Bossi è diviso in più anime, come dimostrano spesso anche gli interventi del capogruppo, Stefano Galli. Lo schema è il solito: qualcuno chiede il voto segreto e al buio la maggioranza si spacca e va sotto. Se a questo si aggiungono le uscite battagliere di Boni, l’impressione è di un gran caos generale: la giunta va in una direzione, il consiglio non sempre segue.
Andrea Gibelli, vicepresidente della Regione, cerca di riportare ordine e rimprovera Boni: «Non comprendo l’eccessiva agitazione, a scoppio ritardato, sul tema dei rifiuti, perché la posizione della Regione è chiara e trasparente: indisponibilità assoluta ad accogliere le richieste della Campania. L’assessore Belotti, in giunta, ha liquidato l’argomento in soli venti secondi, comunicando il nostro “no” rigoroso». Conclusione: «Sono stati sufficienti quei venti secondi per rendere privo di significato qualunque viaggio a Roma». Una difesa a tutto campo della linea Formigoni.
Risentimento verso Boni anche dai consiglieri accusati di scarsa coscienza politica. Dà ragione a Boni il pd Carlo Spreafico, ma salta su Carlo Saffioti del Pdl, in consiglio regionale dal 1995: «Respingo le accuse sorpreso, meravigliato e indignato». Difficile credere che basterà a fermare il Gianfranco Fini dei lumbard.