Consiglio europeo

«Francia e Germania lavorano insieme, mano nella mano, per difendere l’euro». Le parole di Nicolas Sarkozy rendono alla perfezione l’armonia e l’unità d’intenti che legano il presidente francese al cancelliere tedesco Angela Merkel. Peccato, però, che buona parte dell’euro zona non convenga affatto sulla ricetta proposta dall’asse franco-tedesco per rendere la moneta unica un fortino inattaccabile. Ieri, a Bruxelles, i lavori del Consiglio Ue hanno dato ulteriore prova della distanza che separa il Patto per la competitività messo a punto da Berlino e Parigi da quanti temono una “germanizzazione“ di Eurolandia.
Anche su un altro punto cruciale quale il rafforzamento del fondo salva-Stati, l’accordo di principio raggiunto ieri dai capi di Stato e di governo non definisce nulla, lasciando ai ministri finanziari il compito di trovare la quadratura del cerchio sia sulla dotazione finanziaria dell’Efsf, sia sulla possibilità di permettere al fondo di acquistare titoli di Stato. Le decisioni finali dovrebbero essere prese a fine marzo (il 24 e il 25 a Bruxelles), quando si riuniranno di nuovo i leader della Ue. Qualche giorni primo (dopo il 9, sempre nella capitale belga) si riuniranno i capi di stato e di governo dell’Unione monetaria per fare il punto sulle discussioni.
Ma se sul nuovo fondo sembra possibile una convergenza, più complicato appare il cammino del Patto di competitività. Ieri, prima dell’inizio del vertice, è risuonato secco il no del premier belga, Yves Leterme, spalleggiato dal ministro polacco degli Affari europei, Mikolaj Dowgielewicz. Il Belgio sarebbe tra i Paesi più colpiti dalla nuova governance, dal momento che sarebbe costretto a eliminare l’attuale indicizzazione dei salari, ma l’irritazione si è colta nei giorni scorsi anche nelle dichiarazioni del presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, e del numero uno dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. E anche diversi leader si sono dichiarati «sorpresi» per il modo in cui la proposta è stata lanciata, quasi come un «prendere o lasciar», stando a fonti diplomatiche. Non a caso, la riunione di ieri si è protratta per ore, anche se il presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, ha detto che «non sono state fatte proposte concrete da parte nè della Francia nè della Germania».
Quanto alle polemiche sulla forzatura franco-tedesca su un modello di governance caro alla Bce e centrato sulle intese tra i governi, stando a fonti comunitarie, i Ventisette concordano su un principio: qualsiasi azione che riguardi i Paesi dell’euro zona sarà condotta «nel rispetto del Trattato» (che appunto attribuisce alla Commissione un ruolo fondamentale nell’analisi e di monopolio per quanto riguarda l’iniziativa legislativa). D’altro canto, segnalano altre fonti, la maggior parte degli elementi indicati da Francia e Germania (dall’età pensionabile alle politiche salariali fino al rispetto rigoroso dei parametri di Maastricht) già fanno parte della complessa architettura del Patto di stabilità e delle priorità economiche comuni e sono già inseriti nelle proposte di riforma delle regole di bilancio avanzate dalla Commissione europea e in discussione all’Ecofin e all’Europarlamento (che prenderanno la decisione finale).