«Il Consiglio non fa festa». E l’Unità divide

Un tempismo perfetto, quasi diabolico. «Gli uffici del consiglio regionale resteranno aperti il prossimo 17 marzo», giorno del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. La comunicazione del presidente leghista dell’aula Davide Boni arriva ai consiglieri via mail mentre discutono il progetto di legge per le celebrazioni in Lombardia. Un seduta lumaca, visto che per rallentare l’iter il Carroccio ha presentato 240 emendamenti. Il senatùr Umberto Bossi ieri stemperato le polemiche sulla sua astensione in consiglio dei ministri sul decreto che giorni fa ha istituito la Festa per il prossimo 17 marzo («costa tantissimo, vediamo dopo il federalismo»), Ma i suoi colonnelli sul territorio non si arrendono. Anche se a scoppio ritardato, se è vero come riferisce il vicepresidente dell’aula Filippo Penati (Pd) che «Boni pochi giorni fa aveva addirittura proposto in ufficio di presidenza di chiudere non solo il 17 ma anche il 18, per consentire di fare il ponte. Qualcuno della Lega deve avergli fatto una lavata di capo». La delegazione del Carroccio, compresi quindi i quattro assessori della giunta Formigoni, fanno sapere con una nota che dedicheranno la giornata al lavoro. In ufficio, o «in mezzo alla gente come abbiamo sempre fatto, se troveremo chiusi quelli della Regione». Il governatore Roberto Formigoni ieri li ha avvisati: «Tutte le istituzioni sono tenute a rispettare le norme emanate dal governo. Saranno emanate delle disposizioni nazionali ed evidentemente qualunque cittadino italiano, soprattutto qualunque istituzione, sarà tenuta a rispettarle». Ma« chiudere il 17 e riaprire il 18 avrebbe un costo immenso» ha insistito Boni, che si è spinto più in là anticipando che intende aprire il consiglio ai cittadini per organizzare un «confronto» con Luis Durnwalder. Il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, che con le sue dichiarazioni sulla volontà della minoranza austriaca di disertare le celebrazioni aveva irritato Giorgio Napolitano. Il vicepresidente del Pdl Roberto Alboni ribatte che «non esistono feste di serie A o di serie B, altrimenti mi porrei la stessa domanda che si pone Boni per il 25 aprile o il primo maggio».
Un altro esponente del Pdl, Giovanni Bozzetti che è anche il consigliere del ministro Ignazio La Russa e membro del Comitato consultivo per le celebrazioni, bolla quelle dei leghisti come polemiche «disfattiste e strumentali, fanno campagna elettorale ma non ci credono neanche loro. La Padania non esiste, la festa per l’Unità non stride con il federalismo». E puntualizza come tra i lumbard si stia consumando una scissione, con il sindaco di Verona Flavio Tosi in prima linea per organizzare gli eventi.
Quello di Milano, Letizia Moratti, ha presentato ieri con l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory un calendario di appuntamenti lungo quasi tutto l’anno, con il clou tra il 17 (con i musei gratis per tutti) e 20 marzo (con la visita del Capo dello Stato). Cuore delle celebrazioni il Museo del Risorgimento, ma appuntamenti sparsi tra Palazzo Reale, la Galleria - dove il 22marzo approderà il Leone di Caprera, la storica goletta di 9 metri che deve il suo nome a Giuseppe Garibaldi -, al Bosco dei 150 anni dell’Unità d’Italia che «spunterà» con il MiTo. Un programma da 470mila euro a carico del Comune. La Moratti placa le polemiche leghiste assicurando che «come sempre, ma quest’anno anche di più, daremo forte rilievo alle Cinque Giornate di Milano, la città rivendica il ruolo di autonomia nella costruzione dell’Unità». E mentre il vicesindaco Riccardo De Corato propone ai negozianti di esporre un tricolore, anche qui il capogruppo lumbard Matteo Salvini anticipa: «Il 17 lavorerò» anzi «metterò la scrivania davanti a Palazzo Marino per ascoltare i milanesi».