In Consiglio regionale si parla delle tangenti Pd Penati si indigna e va via

La Lega parla di "sistema
Sesto" e di commistione tra le cosiddette "cooperative
rosse" e l’allora Partito Comunista poi Ds e Pd e Penati va via: "Dibattito inutile"

Milano - Parlare dell'inchiesta di Sesto San Giovanni e del presunto giro di tangenti che lo coinvolge a Penati non piace. Nemmeno se lo si fa in una sede istituzionale come l'aula del Consiglio regionale della Lombardia. Non si può e non si deve. E così, l'ex presidente della Provincia di Milano e braccio destro di Bersani ha abbandonato indignato l’aula. "Un dibattito inutile, nel senso che non devo rispondere al capogruppo della Lega che ha umiliato la città di Sesto San Giovanni", ha spiegato Penati dopo l’intervento di Stefano Galli della Lega Nord e dopo aver lasciato al presidente del Consiglio regionale Davide Boni il testo del discorso che avrebbe dovuto pronunciare. Il dibattito era nell'ordine del giorno ed era stato sollevato proprio dalla Lega Nord. Ma evidentemente a Penati non è piaciuto il modo con cui è stato posto e trattato. "È un dibattito totalmente inutile - ha detto Penati lasciando la sede della Regione - la città di Sesto che non merita di essere trattata in questo modo per bassi fini di strumentalizzazione di carattere politico. Un dibattito che getta un’ombra sul ruolo del consiglio regionale e non mi rendo partecipe".

Penati ascolta ma poi esce dall'aula Nel suo intervento Galli aveva attaccato il "sistema Sesto e delle cooperative rosse". Il Capogruppo del Carroccio, Stefano Galli, durante il suo intervento nel dibattito in corso sul caso dell’ex area Falck di Sesto San Giovanni ha criticato quello che ha definito come il vero "sistema Sesto" e la commistione tra le cosiddette "cooperative rosse" e l’allora Partito Comunista poi Ds e Pd.  Per Galli l’inchiesta monzese ha rivelato che "la cosiddetta superiorità etica e morale della sinistra è un luogo comune autoreferenziale costruito ad arte. Il velo è finalmente caduto". Penati - seduto nel gruppo misto dopo la sospensione dal Pd - ha ascoltato i 20 minuti di intervento di Galli prendendo appunti, ma uscendo subito dopo dall’aula.

Penati: mi voglio difendere nel processo Prima dell'incidente in Aula Penati aveva da un alto assicurato che avrebbe risposto a tutte le domande del pm, ma dall'altro aveva accusato l'ex sindaco Albertina di essere l'unico responsabile della mancata vendita della azioni del comune di Milano della Serravalle. Filippo Penati, ex vice presidente del Consiglio regionale, indagato dalla Procura di Monza per un presunto giro di tangenti, aveva risposto ai giornalisti che gli chiedevano dell’ incontro che avrà il 9 ottobre con i pm che indagano così: "Mi voglio difendere nel processo quindi una delle cose che deve fare chi deve difendersi nel processo è mettersi a disposizione dei pm per dare la propria versione dei fatti, e questo avverrà nei prossimi giorni". E a chi gli chiedeva se intendesse rinunciare alla prescrizione, Penati ha replicato sostenendo che questo "non è un problema che devo dire al pm".

Mancato accordo con la Provincia Per quanto riguarda invece l'affare Serravalle, Penati è stato chiarissimo e ha addossato le colpe della mancata vendita delle azioni del comune di Milano dell'autostrada all'ex sindaco Albertini. Proprio ieri, l'assessore comunale al Bilancio, Bruno Tabacci, ha annunciato una nuova gara per l'alienazione delle quote comunali della Milano Serravalle, con base d'asta a 145 milioni di euro, 25 milioni di euro in meno rispetto alla precedente gara, andata deserta. Durante la stessa conferenza stampa, l'assessore Tabacci ha parlato, anche, di un mancato accordo con la Provincia di Milano che, attualmente, detiene il 53% delle azioni della Milano Serravalle, proposto all'attuale presidente Guido Podestà.

Colpa di Albertini "La Provincia di Milano - ha dichiarato Penati - quando aveva come presidente Ombretta Colli doveva comperare le azioni ma l'operazione non andò in porto e fu il presidente Berlusconi a consigliare alla Colli di acquisire la Serravalle. L'affare non andò in porto perché, allora, anche con la Colli, Albertini fece i capricci e non si riusciva mai a trovare l'accordo. Se c'è un unico responsabile è Albertini che ha rifiutato, non solo i 270 milioni che gli offrivamo noi prima dell'acquisto da Gavio, ma rifiutò, ben prima, l'offerta da parte della Colli".

 

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