Il Consiglio di Stato boccia il libretto casa

Questo libretto della casa non s’ha da fare. «Tuona» il Consiglio di Stato respingendo la richiesta di sospendere gli effetti della sentenza emessa l’8 novembre 2006 dal Tar del Lazio, che, dunque, rimane invariata.
Il Comune di Roma (col quale avevano collaborato la Regione Lazio, l’ordine degli architetti, l’Unione romana ingegneri e architetti assieme al Coordinamento unitario delle professioni del Lazio) dovrà rinunciare alla delibera con la quale obbligava condomini e proprietari ad adottare un libretto identificativo della casa che avrebbe dovuto constatare e garantire «la sana e robusta costituzione» degli edifici. La Confedilizia, che da anni combatte contro tutti quei provvedimenti che producono soltanto costi inutili a carico della proprietà edilizia, ha avuto la sua rivincita esprimendo «viva soddisfazione anche per questa ulteriore pronuncia dei giudici amministrativi». «Con la speranza - riferiscono - che il provvedimento possa mettere fine a ogni iniziativa che obbliga condomini e proprietari di casa a dotarsi di libretti di ogni sorta». Qualsiasi tentativo di istituire il libretto è stato scongiurato dai numerosi provvedimenti giudiziari anche in altre regioni; non soltanto nel Lazio. Scongiurato in Puglia, in seguito all’obbligo imposto dal comune di Lecce, a Foggia; anche lì è intervenuto il Consiglio di Stato, e in Campania, dove si è scomodata la Corte costituzionale nei confronti di una legge regionale. Un corale «no» a un provvedimento pressoché inutile. Lo stesso Consiglio di Stato ha motivato facendo riferimento a profili previsti da una sentenza della Corte costituzionale (n.315 del 2003) in conseguenza della disciplina prevista dalla legge regionale n.31 del 2002.
Non esiste nessun giovamento per la sicurezza dei fabbricati che già, peraltro, sono supportati da normative esistenti e valide. Questo fantomatico libretto avrebbe dovuto fornire un elenco degli impianti tecnici contenuti nel fabbricato, lo stato degli impianti di raccolta delle acque, gli antincendio, gli impianti elettrici e di messa a terra; persino i sistemi d’allarme. Tutte spese che avrebbero dovuto affrontare i proprietari su consulenza di professionisti. La beffa è che qualche tempo fa, proprio a Roma, un edificio è stato fatto evacuare per la comparsa di alcune crepe pericolose; edificio che era già stato dotato del tanto sponsorizzato libretto.