Il Consiglio di Stato boccia la Regione

Il Consiglio di Stato bacchetta la Regione circa il rapporto ottimale tra medici di famiglia e abitanti, rigettando la richiesta di sospensiva della decisione del Tar per la modifica dell’accordo regionale 2007. La questione in sintesi: «La norma nazionale - spiega Vito Pappalepore, segretario provinciale Fimmg (federazione italiana medici di medicina generale) - prevede che ci sia un medico ogni mille abitanti, ma la Regione, in accordo con noi e lo Smi (sindacato dei medici italiani), aveva deciso di modificare il rapporto a un medico ogni mille e duecento lombardi». La critica: «In questo modo - attacca Vincenzo Moriello, segretario generale della funzione pubblica Cgil - i cittadini vengono seguiti di meno e inoltre a troppi giovani medici precari viene preclusa la possibilità di inserirsi nella professione».
Da qui la decisione di fare ricorso al Tar che ha dato loro ragione e quindi la decisione del Pirellone di chiedere la sospensiva della sentenza al Consiglio di Stato che però, gliel’ha negata.
«Siamo molto soddisfatti - continua Moriello - e a dire la verità ce lo aspettavamo. Ora aspettiamo la sentenza definitiva, ma siamo tranquilli». Quali saranno le conseguenze? «Presto nella sola Milano entreranno 120 nuovi medici, 800 in tutta la Lombardia - chiarisce Pappalepore». Numeri che secondo il medico significano solo una cosa: «Queste nuove leve guadagneranno di meno e saranno costrette a fare altri lavori, perché chi verrà inserito avrà difficoltà a trovare pazienti. Qualche nuovo inserimento avrebbe contribuito a svecchiare il sistema caratterizzato da molti medici anziani, ma questi numeri sono troppo elevati».
«Prendo atto di questa decisione centrale - è il commento dell'assessore alla sanità Luciano Bresciani -. Com’è giusto la rispetto anche se è evidente che non tiene conto delle necessità del nostro territorio». Da un’indagine demoscopica condotta dalla Regione, infatti, emerge che l’ottanta per cento dei cittadini lombardi è soddisfatto delle prestazioni sanitarie» e questo - sottolinea Bresciani - è la prova che il rapporto di un medico ogni mille e 200 abitanti in Lombardia funziona perfettamente. Perché allora cambiarlo?».