Il Consiglio di Stato conferma la stretta sulle moschee-garage

Il giudice amministrativo di ultima istanza dà ragione al Comune di Giussano, che aveva ritirato l'agibilità a un ex bar trasformato in luogo di preghiera, applicando una legge regionale. Il Tar lo aveva fatto riaprire

Tempi duri per le moschee garage con l'ultima sentenza del Consiglio di Stato. Il giudice amministrativo di ultima istanza ha ribaltato una precedente pronuncia del Tar, confermando la stretta introdotta con legge regionale.
Una legge regionale del febbraio scorso ha previsto l'assegnazione di più poteri ai Comuni lombardi per evitare la proliferazione di luoghi di culto improvvisati, in particolare di moschee. Le norme regionali mettevano già dei vincoli alla trasformazione di locali in luoghi di culto in senso stretto, ma non erano applicabili nei casi in cui gli immobili fossero adibiti a centri culturali, seppur con finalità religiose. La modifica alla legge regionale 12 ha invece equiparato questi ultimi a attrezzature destinate a servizi religiosi, pertanto è possibile realizzarli solo in aree individuate nei piani regolatori e non con semplici cambi d'uso in zone residenziali o in capannoni. Il primo caso è quello di Giussano (in Brianza) dove il Comune aveva tolto l'agibilità a un ex bar trasformato in moschea, ma il Tar aveva fatto riaprire il luogo di culto. Ora la sentenza del Consiglio di Stato impone una nuova marcia indietro.
«La sentenza del Consiglio di Stato su Giussano - commenta Daniele Belotti, assessore regionale lombardo al Territorio ed Urbanistica, principale promotore del provvedimento - dimostra la validità pratica della nuova norma, che si poneva proprio l'obiettivo di mettere un freno al fenomeno del proliferare dei luoghi di culto mascherati da centri culturali. Sono stati diversi, infatti, i comuni che si sono ritrovati con capannoni artigianali trasformati in affollate moschee, con uno stravolgimento pesante, oltre che della viabilità, anche e soprattutto della vivibilità di interi quartieri, e conseguente vanificazione della pianificazione urbanistica adottata dalle amministrazioni comunali stesse. Grazie a questa modifica legislativa i Comuni non saranno più lasciati soli».
«Senza specifiche previsioni di Piano di Governo del Territorio (Pgt) - precisa Belotti - non sarà dunque più possibile insediare liberamente centri culturali con finalità religiose e saranno proprio le Amministrazioni comunali, alle quali viene attribuita la potestà di prevedere, all'interno del Pgt, eventuali cambi di destinazione d'uso, a decidere se e quali spazi assegnare loro». La sentenza del Consiglio di Stato, conclude Daniele Belotti, «riconosce con fermezza il rigore urbanistico cui devono essere sottoposti i luoghi di culto, affinché, senza distinzione di religione, siano al contempo garantiti l'incolumità di tutti coloro che frequentano tali luoghi, nonché il coordinato ed equilibrato inserimento nel tessuto urbanistico locale».