La Consob boccia le agenzie di rating

Vigilia caldissima per la seconda tornata di semestrali delle banche. Ad aprire le danze sarà domani la milanese Bpm che ieri ha vissuto una giornata di passione a Piazza Affari dove ha lasciato sul terreno il 4,8% dopo essere anche stata sospesa per eccesso di ribasso. Le vendite sono state scatenate dalle indiscrezioni raccolte dal Sole su un possibile rinvio dell’aumento di capitale fino a 1,2 miliardi che il consiglio di amministrazione avrebbe dovuto varare il prossimo 19 settembre. Voci inizialmente confermate all’agenzia Ansa da fonti vicine all’istituto di piazza Meda: «È in corso un confronto con Bankitalia» per valutare l’eventuale slittamento della vendita di nuove azioni alla luce delle attuali turbolenze dei mercati. Poi, verso le 16 una nota della Popolare ha confermato l’iter dell’aumento «che prosegue nei termini e nei tempi secondo il calendario a suo tempo definito».
Secondo quanto annunciato a luglio dal direttore generale Enzo Chiesa alla presentazione del piano industriale, «dovremmo avere l’aumento di capitale per la terza, la quarta settimana di settembre. Tipicamente dura tre settimane, poi vengono offerti i diritti inoptati, così arriviamo a metà ottobre e comunicheremo i risultati dell’aumento». Nel comunicato si afferma, inoltre, che «non risultano confronti con la Banca d’Italia per valutare l’eventuale rinvio dell’operazione».
Tra conferme ufficiose e smentite ufficiali, la discussione del cda di domani sulla semestrale potrebbe comunque essere allargata al dossier sulla ricapitalizzazione. Gli istituti del consorzio di garanzia dell’aumento di capitale starebbero esprimendo cautela e preferirebbero si andasse verso un rinvio a tempi migliori. A decidere dovranno comunque essere i vertici della banca che però non potranno non tener conto degli advisor capitanati da Mediobanca.
Per gli analisti di Banca Leonardo l’ipotesi dell’invio dell’aumento alimenta l’incertezza dell’entità e del prezzo di emissione della ricapitalizzazione. Incertezza che coincide con un autunno impegnativo per la banca milanese presieduta da Massimo Ponzellini che, entro dicembre, dovrà anche trovare la quadra per la revisione della governance riaffrontando il tema dell’aumento delle deleghe da tre a cinque bocciato a fine luglio dagli azionisti, ma caldeggiato da Bankitalia. Sul fronte dei conti, gli analisti di Keefe Bruyette & Woods stimano che il secondo trimestre si concluderà con un utile netto pari a 14 milioni, in calo del 36% rispetto allo stesso periodo di un anno fa e del 67% in confronto al trimestre precedente. L’anno della Popolare di Milano dovrebbe chiudersi, quindi, con un profitto netto di 136 milioni, contro i 220 della previsione precedente. L’istituto sarà infine impegnato nella razionalizzazione delle banche commerciali del gruppo. A cominciare dalla creazione della «banca del territorio» attraverso la fusione della Cassa di Risparmio di Alessandria nella Banca di Legnano che dovrebbe portare a circa 13 milioni di sinergie di costo tra spese del personale e spese amministrative.
Metabolizzati i risultati della Bpm, venerdì il mercato conoscerà i numeri del Monte dei Paschi e del Banco Popolare. Secondo il consensus riportato sul sito istituzionale, il gruppo veronese - che ha varato di recente la riorganizzazione con maxifusione e consiglio di amministrazione unico - dovrebbe chiudere l’anno con un utile netto pari a 230 milioni. Quanto all’istituto di Siena, il consensus medio degli analisti indica l’utile per azione 2011 a 13 centesimi. La presentazione della semestrale avverrà a ridosso della chiusura dei mercati per il week-end, per cui le ripercussioni si manifesteranno la prossima settimana.
Il mercato attende di conoscere la data del rimborso dei Tremonti-bond e si dovranno fare i calcoli del nuovo coefficiente patrimoniale «Core Tier 1». Ieri, intanto, anche il titolo dell’istituto di Rocca Salimbeni ha risentito della frenata dei titoli bancari sul listino milanese e ha ceduto il 3,23 per cento.