Consob, la difesa Ifil: «Era inopportuno avvisare il mercato»

Gli avvocati della holding hanno trasmesso all’Autorità i rilievi al dossier sull’operazione. Chiesto lo spostamento dell’inchiesta a Torino

Pierluigi Bonora

da Milano

Novità nell’inchiesta sull’equity swap che ha permesso alla holding Ifil di restare al timone della Fiat. Gli avvocati della famiglia Agnelli avrebbero chiesto lo spostamento dell’indagine, di cui si stanno occupando le magistrature di Milano e Torino, nel capoluogo piemontese. In pratica che la competenza del caso passi nelle mani del pool diretto da Marcello Maddalena, procuratore della Repubblica di Torino.
Intanto, in attesa di sviluppi su chi dovrà occuparsi dell’aspetto giudiziario della vicenda, nei giorni scorsi i legali dell’Ifil hanno fatto pervenire alla Consob le controdeduzioni al dossier che l’Autorità ha aperto sull’operazione. Nel documento, secondo quanto risulta al Giornale, gli avvocati di casa Agnelli avrebbero sottolineato l’inopportunità, all’epoca dei fatti, di informare il mercato in quanto l’operazione era ancora allo stato di ipotesi essendo sottoposta a una serie di condizioni.
Al centro dell’inchiesta - per la quale sono stati indagati il presidente dell’Ifil, Gianluigi Gabetti, il direttore generale Virgilio Marrone e l’«architetto» dell’operazione Franzo Grande Stevens - c’è infatti la violazione dell’articolo 187-ter del Testo unico della finanza, ovvero la manipolazione del mercato attraverso la diffusione di notizie fuorvianti. Ricevute le controdeduzioni, la divisione Consob da cui è partita la contestazione all’Ifil ha 90 giorni di tempo per trasmettere il fardello alla divisione incaricata di ricostruire la vicenda tenendo conto delle osservazioni portate dalla difesa. L’Ifil, una volta a conoscenza di questi atti, avrà altri 30 giorni a disposizione per le ultime controdeduzioni. L’ufficio sanzioni della Consob sottoporrà infine alla Commissione la proposta sanzionatoria o di archiviazione del caso. L’equity swap su 82,25 milioni di azioni Fiat, realizzata da Merrill Lynch per conto di Exor, risale all’aprile del 2005. Questi titoli vennero poi acquistati dall’Ifil nel momento in cui le banche, a settembre, convertirono il prestito da 3 miliardi concesso alla Fiat in azioni, e servirono alla stessa holding per mantenere la quota del Lingotto salda al 30%. Il 24 agosto scorso la Consob chiese all’Ifil e alla Giovanni Agnelli e C. di avere informazioni sui rilevanti volumi di azioni Fiat che venivano trattati in quei giorni in Borsa. Le due società risposero che non disponevano di elementi utili a spiegare tale andamento e di non aver intrapreso, né studiato alcuna iniziativa per la scadenza del prestito convertendo. Per la Consob, però, si è trattato di un’affermazione non veritiera.