Consob e Antitrust a Milano: il nuovo «tormentone» politico dell'estate

Una proposta di legge leghista per il trasferimento delle due Authority nel capoluogo lombardo scatena le repliche piccate della classe dirigente capitolina (incluso il sindaco Alemanno) istitigata dalle provocazioni di «Repubblica». Ma il Carroccio non è solo...

In estate bisogna trovare sempre qualcosa di cui parlare sotto l'ombrellone. Se l'anno scorso il gossip politico si era tutto articolato attorno al fantomatico «partito del Sud», il «tormentone» del 2010, assieme alla gettonatissima hit «Crisi di governo», è lo spostamento di Consob e Antitrust a Milano. Si tratta delle due Authority indipendenti più importanti dal punto di vista economico-finanziario insieme con Bankitalia e da un punto di vista puramente logico è giusto che abbiano sede nella capitale economica del Paese e non è in quella politica.
La polemica nasce, come al solito, dal fatto che l'idea sia venuta alla Lega Nord e, come ogni iniziativa del Carroccio, è immediatamente tacciata di «antiromanità». Per questo motivo è necessario ricordare tutta la storia.
Il 24 giugno scorso si è svolto il consueto raduno di Pontida dove lo stato maggiore leghista rinnova il patto con la propria base. Come ogni anno, oltre a tracciare un bilancio delle iniziative svolte (nel 2010 sono giunti i decreti attuativi del federalismo), i parlamentari del Carroccio si presentano agli elettori con nuove proposte. Tra queste, una pdl del giovane capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, riguardante il trasferimento delle due autorità. Proposta di legge presentata alla Camera proprio il 23 giugno, un giorno prima dell'evento.
Il progetto, tuttavia, è un po' passato sotto silenzio anche perché, proprio a Pontida, Umberto Bossi ha iniziato a delineare la prospettiva di una possibile crisi di governo, ormai convinto che la convivenza tra Berlusconi e Fini nel Pdl non sarebbe durata a lungo. Ciò non ha impedito ai leghisti di entrare nel merito. «Il trasferimento ridurrebbe i costi diretti e indiretti», spiegò l'estensore Reguzzoni, mentre il governatore veneto Zaia, in vista dell'introduzione del federalismo, sottolineò che «sarebbe bene iniziare a riconoscere anche ad altri territori fuori da Roma la presenza di centri decisionali».
Quella leghista è una sensata ipotesi di lavoro, che non esclude a priori il Sud dalla ripartizione delle competenze, e che comunque deve affrontare il solito lungo iter parlamentare. Ed è proprio a Montecitorio che nasce l'inghippo. Mercoledì scorso, infatti, la commissione Affari costituzionali ha iniziato l'esame della pdl Reguzzoni. Un esame sommario considerato che la trattazione è stata rinviata alla ripresa dei lavori a settembre.
Ma qualcuno ha cominciato a preoccuparsi. Anche perché se la Lega si è incaricata dell'onere di avanzare la proposta, non è da sola nell'affrontare la questione. La pdl Reguzzoni è cofirmata non solo da parlamentari del Carroccio, ma anche da alcuni pidiellini tra cui Gabriella Carlucci, Giancarlo Lehner, Raffaello Vignali e Marco Zacchera, dall'udc Pierluigi Mantini e da due piddini Vinicio Peluffo e Daniele Marantelli. Quest'ultimo è la vera testa di ponte tra Pd e Lega.
La possibilità che si trovi una maggioranza parlamentare ampia sullo spostamento di Consob e Antitrust non è campata in aria. E così «Repubblica» ne ha approfittato per avviare un'altra delle sue campagne, questa volta partendo dalle pagine della cronaca romana.
La provocazione ha colto nel segno, tant'è vero che tra coloro che hanno replicato ci sono il sindaco della Capitale Gianni Alemanno e il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. «La proposta dei parlamentari leghisti di spostare Consob e Antitrust a Milano va respinta radicalmente al mittente non solo per il carattere offensivo che ha nei confronti di Roma Capitale ma anche per la sua totale inattuabilità», ha detto il primo cittadino.
«Spostare due Enti così grandi e importanti da Roma a Milano imporrebbe dei costi alle casse dello Stato tanto ingiustificati quanto pesanti, senza contare l'incredibile disagio che si provocherebbe a tutti i dipendenti di Consob e Antitrust», ha aggiunto. In realtà, la Consob ha una sede secondario proprio a Milano e l'idea leghista parte proprio dalla necessità di abbattere i costi. Ma Alemanno da quest'orecchio non vuol proprio sentire: «La proposta della Lega è una pessima idea utile solo a creare difficoltà se non addirittura a destrutturare questi due autentici fiori all'occhiello della nostra amministrazione pubblica». cedere competenze? Giammai, l'unica eccezione riguarda il trasferimento di qualche funzione all'Aquila «per aiutarne la ricostruzione sociale ed economica».
Le parole di Alemanno non sono casuali. Qualche ufficio all'Aquila, infatti, gioverebbe al pil abruzzese. Ed è proprio sul fronte pil che Roma non vuole cedere: ministeriali, uscieri, consiglieri, dipendenti, impiegati rappresentano un piccolo esercito di 50mila persone nella Capitale che mobilita nel circuito economico locale circa 2,5 miliardi di euro. Cominciare a perdere qualche pezzo significherebbe «smontare» un tessuto socio-economico nel quale il settore pubblico gioca un ruolo importantissimo.