Consob ordina a Bpm: «Subito chiarezza sui vertici»

Consob ordina alla Popolare di Milano di svelare prima dell’apertura di Piazza Affari il contenuto della lettera con cui Bankitalia ha chiesto il completo ricambio nella gestione dell’istituto. La missiva, che sabato il presidente uscente Massimo Ponzellini ha consegnato «sigillata» al successore Filippo Annunziata, chiederebbe in tono perentorio di escludere dal nuovo Cdg tutti gli esponenti della passata gestione. In sostanza, una ghigliottina sulla testa di Enzo Chiesa, il direttore generale che nei piani dei dipendenti-soci e con il placet di Andrea Bonomi, avrebbe dovuto essere promosso consigliere delegato. Quasi certamente non sarà così, malgrado il plebiscito dell’assemblea dei soci, ignara dell’affondo sferrato dalla Viglanza, per il tandem Annunziata-Bonomi nella convinzione che Chiesa sarebbe rimasto a guardia del «fortino». Il Cds si insedierà tra domani sera e mercoledì mattina e nominerà il Cdg. I contatti dei vincitori con la Vigilanza sono comunque serrati e Annunziata potrebbe essere a Palazzo Koch già oggi alla ricerca di una medizione. Secondo alcuni, una via di uscita sarebbe confermare Chiesa dg, visto l’approssimarsi del road show per l’aumento di capitale da 800 milioni che lo stesso Bonomi puntellarà portandosi al 9,9%. Resta da capire quali saranno le indicazioni della Vigilanza e la rosa dei «papabili» per la poltrona di capo azienda: presidente del Cdg sarà Bonomi che chiamerà al tavolo Dante Razzano, ma nei giorni in cui si disegnava la squadra erano circolati anche i nomi di Davide Croff (ex capo di Bnl), Carlo Salvatori (Lazard) e Alessandro Foti (che ha lavorato in Lehman, Ubs ed Euraleo). La Consob resta poi al lavoro sul possibile «collegamento» tra la liste degli «Amici» e quella targata Investindustrial. Il nuovo capo azienda avrà molto lavoro da svolgere sia sul piano industriale sia per aumentare la redditività di Bpm e ridurne i costi. Su stessa ammissione del vecchio cda, dal 2006 a oggi l’istituto ha promosso 130 esponenti degli «Amici» o sindacalisti interni su 175, il 74% del bacino. La pratica degli accordi segreti esisterebbe almeno dal 2002 (preceduta da intese verbali) controfirmate dai relativi referenti dell’epoca. Il Giornale è entrato in possesso dell’accordo che stabiliva i criteri di avanzamento nel febbraio del 2006, dove, dopo averne fissato le modalità e i criteri minini di anzianità, si legge che «eventuali ulteriori promozioni» saranno oggetto «di esclusiva valutazione all’unanimità dei componenti dell’Ufficio di presidenza» degli Amici. Tra i criteri anche il «non aver mai cambiato» organizzazione sindacale.
Le sigle apposte sono otto, tra cui riconoscibili quelle di Enrico Casali (Fiba) e dell’allora presidente degli Amici, Gianfranco Modica, impegnato nell’ultima campagna elettorale per la lista sostenuta da Fabi e Fiba.