La Consob Usa indaga sulle parole di Prodi

L’autorità di Borsa italiana valuta la vicenda. Telefonata fra Tronchetti e Cardia

Fabrizio Ravoni

da Roma

Marco Tronchetti Provera ha chiamato ieri al telefono Lamberto Cardia. Motivo: informare personalmente il presidente della Consob delle sue dimissioni da presidente Telecom e della sua sostituzione con Guido Rossi. La telefonata sarebbe stata - com’è prassi - estremamente istituzionale. Nel senso che il presidente della Consob non avrebbe fatto cenno alcuno alla nota di Palazzo Chigi, con la quale Prodi ha svelato i contenuti dei colloqui avuti in due occasioni con Tronchetti Provera.
Eppure quella nota di Palazzo Chigi è oggetto di accurate analisi da parte della Commissione sulla Borsa. È verosimile, infatti, che su quel comunicato della presidenza del Consiglio abbia acceso i fari la Sec, la Consob americana. Alla base della curiosità dell’autorità di controllo sui mercati finanziari Usa, la circostanza che il governo italiano ha messo nero su bianco l’esistenza di trattative fra la Telecom (titolo trattato a New York) e due colossi americani quotati a Wall Street. Dice testualmente il comunicato di Palazzo Chigi: «Telecom Italia disponeva di opzioni strategiche alternative al gruppo Murdoch, rappresentate rispettivamente da Time Warner e General electric. Di tali alternative Tronchetti Provera aveva informato Murdoch». Ed ancora, nella nota, Palazzo Chigi ricorda che Prodi ha invitato la Telecom ad avviare un processo di internazionalizzazione. E scende nei dettagli della qualità dell’indebitamento del gruppo. Tronchetti - scrive Palazzo Chigi - ha «rassicurato il presidente Prodi che l’esposizione debitoria del Gruppo è in larga parte a lungo termine ed a tasso fisso».
Non avviene tutti i giorni che la cancelleria di un governo G-7 (e l’Italia è uno dei sette Paesi più industrializzati del mondo) sveli apertamente in una nota ufficiale l’esistenza di trattative riservate fra aziende private. Anzi, non succede mai. Per queste ragioni, per questo comportamento «anomalo» nella prassi e nella procedura, la Sec avrebbe chiesto informazioni alla Consob.
Non è finita. Quel passaggio del comunicato di Palazzo Chigi ha lasciato di stucco gli operatori finanziari di mezzo mondo. Nessuno si aspettava che venisse superata - per ragioni che all’estero vengono interpretate come di politica interna - una delle regole auree presenti nella business community: la riservatezza.
Violare così il riserbo che copre ogni trattativa di mercato è stata giudicata una mossa falsa. Che, onestamente, gli operatori non si aspettavano che Romano Prodi commettesse. Il presidente del Consiglio è uomo conosciuto sui mercati internazionali, anche per la sua precedente esperienza di presidente dell’Iri. E, come tale, ha condotto e portato a termine numerosi negoziati, sempre coperti dalla riservatezza.
Quindi - è il ragionamento degli analisti di mercato - conosce le regole del gioco. Con la scelta di svelare che Telecom aveva contatti con Time Warner e con General Electric ha violato la regola aurea della riservatezza. Ed a questo punto - è la conclusione del loro ragionamento - chi farà, o vorrà fare affari con aziende italiane, deve mettere nel conto che le loro trattative potrebbero finire in un comunicato di Palazzo Chigi. Un rischio che potrebbe spingere molte aziende internazionali a rivedere i loro programmi di sviluppo in Italia. La riservatezza, infatti, è l’elemento indispensabile per le trattative di qualunque tipo; ragion di più per quelle finanziarie.
E, per evitare che casi del genere si possano ripetere, la Sec ha acceso i fari sull’intera vicenda. Chiedendo informazioni, per il momento coperte dall’informalità, alla Consob.