Consolo: ecco perché è sacrosanto lo sciopero dei legali

Il capogruppo di An in commissione giustizia della Camera: la liberalizzazione di Bersani offende la dignità professionale degli avvocati

Stefano Zurlo

da Milano

Il paragone è imbarazzante: «Ma lei se lo vede un medico che reclamizza la sua abilità con un cartello in cui è scritto “appendicite a 100 euro”?».
Scusi, ma che c’entra?
«C’entra. C’entra. Lei metta i miei colleghi al posto dei camici bianchi e il gioco è fatto. Ecco perché lo sciopero è sacrosanto».
L’avvocato Giuseppe Consolo, deputato e capogruppo di An in Commissione giustizia, ce l’ha con la liberalizzazione voluta dal ministro Bersani. E condivide al 100 per cento il ragionamento che ha portato i legali a decidere lo stop delle udienze dal 18 al 23 settembre.
Quali gli sbagli del governo?
«Semplice: nel metodo e nel merito».
Cominciamo dal metodo.
«Meno male che in campagna elettorale Prodi aveva promesso solennemente che la sua politica si sarebbe basata sulla concertazione».
Invece?
«Invece una riforma di questa portata, epocale, non solo non è stata concertata con la categoria interessata, che avrebbe pure potuto dare qualche modesto consiglio, ma addirittura è stata varata in gran segretezza. Nessuno si è degnato di dare la minima informazione ai professionisti».
Forse Prodi temeva che senza sorpresa non si sarebbe arrivati a nulla.
«Così si è passati sulle nostre teste. E quando si è tentato di discutere il provvedimento in Parlamento, allora è calata dall’alto come una scure la fiducia».
Davvero questa riforma non è un passo in avanti?
«Io credo che recepisca alcuni elementi, i peggiori, della cultura americana».
A cosa si riferisce?
«L’abolizione delle tariffe minime e la possibilità di fare pubblicità formano un cocktail micidiale».
Addirittura?
«Ma sì, presto vedremo cartelli promozionali in cui si offriranno soluzioni a tutti i problemi. Naturalmente a prezzi stracciati. Tipo: “divorzio veloce a 100 euro”, o altre amenità».
Mettiamola così: il governo ha tolto alcuni paletti, tocca poi alla corporazione muoversi con professionalità e correttezza.
«Non c’è dubbio. Però è inevitabile pensare che in un mercato così grande e senza più regole precise ci possa essere la tentazione di prendere una scorciatoia. Promettere risultati mirabolanti a cifre ridicole e affidarsi ad un bombardamento di spot per catturare nuovi clienti».
Insomma, teme un impoverimento della qualità?
«Ripeto: sono sicuro che la categoria non scivolerà su questo piano inclinato, ma si comporterà con il consueto senso di responsabilità. Però se si apre una strada si deve mettere nel conto che qualcuno la percorra fino in fondo. Anche l’abolizione del divieto di patto quota lite va in questa direzione».
Perchè?
«Il cliente si consegna al suo difensore e magari firma un patto che lì per lì gli sembrerà vantaggioso».
E invece?
«E invece finirà col pagare più di quanto, grazie alle tariffe minime, spende oggi per la stessa prestazione. Non dimentichiamo un dato banale ma fondamentale: il cittadino che entra in uno studio è per definizione un soggetto debole, che ha assoluto bisogno di risolvere un determinato problema».
Lo sciopero otterrà qualche risultato?
«Noi garantiamo un diritto costituzionalmente garantito e non possiamo tacere le nostre ragioni. Ne va della dignità professionale. Del resto se non alziamo subito una diga, temo che l’attuale maggioranza vada avanti».
Come?
«Io credo che la cassa della previdenza forense, con i conti perfettamente in ordine, faccia gola alle fameliche casse dello Stato. Bisogna difendere l’autonomia e l’indipendenza dell’avvocatura. A Bersani, che non difetta certo di intelligenza, non sfuggirà l’opportunità di varare un nuovo provvedimento. Questa volta senza fiducia».