Consorte: via all’Opa entro novembre

Il presidente della compagnia contrattacca: «In questa operazione siamo entrati con lo scappellotto. Gli immobiliaristi non li conosco»

Marcello Zacchè

nostro inviato a Bologna

«Insomma, guardate che noi nell'operazione Bnl ci siamo arrivati con lo scappellotto, è ora di dirlo». Dopo 5 ore di assemblea Giovanni Consorte si lascia finalmente andare. «Prima hanno provato a venderla alla Popolare di Verona e Novara - ricorda il presidente e amministratore delegato dell'Unipol - poi c'è stato il tentativo di accordo con gli immobiliaristi. A noi non ci prendevano neanche in considerazione». E non era la prima volta: «Noi avevamo già chiesto più di un anno fa di acquistare il 7,5% di Bnl dalle Generali, ma la Banca d'Italia ci ha detto di no. Questo la dice lunga su come sono andate poi le cose». Per quanto riguarda i rapporti chiacchierati, Consorte è stato tranchant: sul suo socio Gnutti ha detto che «nella vicenda non ha avuto alcun ruolo». Mentre sugli immobiliaristi (Caltagirone, Ricucci, Coppola e gli altri, venditori del 27% di Bnl), ha ricordato che Unipol non ha comprato da loro neanche un'azione. «Gli immobiliaristi non li conosco neanche».
Una bella manciata di sassolini dalle scarpe dopo un'assemblea, quella di ieri a Bologna, che è stata soprattutto un Consorte-day. Per la cronaca i soci di Unipol hanno approvato a larga maggioranza l'aumento di capitale da 2,6 miliardi, necessario per lanciare l'Opa su Bnl. Ma il tempo se l'è preso quasi tutto Consorte che ha illustrato per filo e per segno l'operazione che dovrebbe portare la compagnia bolognese a controllare la banca romana. Arrivando fin quasi a darla per fatta, in barba alle perplessità dell'Isvap, che Consorte ha smontato, e all'indagine della Procura, a cui non ha fatto cenno: «L'Opa su Bnl, se tutto va come previsto, partirà nella prima decade di novembre, per finire entro la prima di dicembre». Prima di tutto Consorte ha fornito i numeri: la partita Bnl - ha svelato Consorte - porterà 3 milioni di nuovi clienti in casa Unipol, farà crescere i premi da 10 a 13 miliardi, con un beneficio di conto economico di 540 milioni per effetto di minori costi e maggiori ricavi. Come a sottolineare che dietro alla scalata non ci sono particolari disegni politici, ma una precisa strategia industriale. Secondo punto: la sostenibilità, finanziaria e tecnica, dell'operazione.
Dal primo lato Unipol sosterrà un investimento massimo di 4,2 miliardi attraverso l'aumento di capitale varato ieri, l'emissione di un prestito obbligazionario fino a 1,4 miliardi e la cessione di una quota massima del 35% di Aurora assicurazioni. Mentre sull'altro lato, che è poi l'aspetto più delicato dell'intera vicenda perché è quello su cui sta lavorando l'Isvap (l'authority delle compagnie) per dare o meno l'ok all'Opa, Consorte ha svelato che esiste anche un terzo parere pro veritate, dopo i due noti dei giuristi Galgano e Costi, emesso da Piero Schlesinger, anch'esso positivo sul fatto che un'assicurazione come Unipol possa acquistare una banca come Bnl senza che questo modifichi l'oggetto sociale. Secondo Consorte i tre pareri «coincidono», e l'operazione è possibile perché «l'attività bancaria è senz'altro connessa a quella assicurativa», come dimostra l'esistenza di altri gruppi integrati banca-assicurazione. Inoltre la modifica dell'oggetto sociale prevista dal codice civile «non si applica alle società, come le assicurazioni, che sono sottoposte a vigilanza», ha detto Consorte.
Infine, secondo i giuristi, non si può neanche sollevare la questione delle dimensioni, che è poi quella che, secondo le indiscrezioni raccolte dal Giornale, più interessa gli sceriffi dell'Isvap. Il problema dimensionale, ha detto Consorte, si risolve semplicemente perché Unipol è più grande di Bnl. «Non bisogna guardare alla capitalizzazione che soffre per l'imminente lancio dell'Opa (Unipol è un quarto di Bnl, ndr), ma ad altri parametri: i clienti (6,5 milioni a Bologna contro 3 a Roma), i dipendenti (20 contro 17 mila), i mezzi propri (5,6 contro 4,6 miliardi) e il fatturato, che per Consorte si misura con i premi (9,4 miliardi) in rapporto non alla raccolta, ma al margine d'intermediazione (2,9 miliardi per Bnl)». Sul fatto che l'operazione sia esclusivamente strategica, Consorte ha spiegato che l'obiettivo era tutelare l'investimento in Bnl Vita, la società pariteticamente controllata da Bnl e Unipol che rappresenta il 27% della raccolta del gruppo e il 45% dei premi vita. «Se gli spagnoli del Bilbao avessero preso il controllo di Bnl - ha detto - noi saremmo passati in un anno da 10 a 7,5 miliardi di premi e avremmo perso 16 milioni di utile consolidato. Per questo siamo partiti all'attacco». Mentre il piano industriale che verrà sarà fatto sulla base dei successi di Unipol Banca, fatti dalle «sinergie tra clienti e mercati».