Per Consorte, Castellano era «l’amico Ciccio»

Nelle intercettazioni il manager parla di assicurazioni dal giudice sotto accusa. Oggi il Csm decide il trasferimento

Anna Maria Greco

da Roma

L’«amico di Milano», «Francesco» o, più familiarmente, «Ciccio». Così l’ex-presidente di Unipol Giovanni Consorte chiamava il presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano Castellano, oggi indagato a Perugia di millantato credito e rivelazione di segreto d’ufficio. Nelle 17 telefonate intercettate a luglio dalla Guardia di finanza, che costituiscono l’atto d’accusa contro il magistrato, il manager parla spesso con lui e poi riferisce al suo vice Ivano Sacchetti e alla compagna le preziose informazioni ottenute, i consigli e anche i favori richiesti.
Almeno tre gli incontri (il 9, 12 e 24 luglio) e il luogo preferito è a Bologna, «sotto le Torri». Tra un caffè e un aperitivo si parla della scalata alla Bnl, di indagini romane ancora segrete su Consorte e di altri suoi guai giudiziari.
Incrociate con gli interrogatori dei due indagati le telefonate tracciano il quadro di «anomali interessamenti e interventi di Castellano su vicende che almeno in parte conosceva, nonché inopportune sue richieste di favori a Consorte» . Lo scrive il relatore alla prima commissione del Csm, Francesco Menditto, chiedendo il trasferimento d’ufficio per incompatibilità funzionale e ambientale. Proprio oggi ci dovrebbe essere il voto sul documento a palazzo de’ Marescialli. «Tali anomali interessamenti e interventi - prosegue il togato di Md - hanno compromesso il prestigio dell’ordine giudiziario e, riferendosi anche a procedimenti penali di grande rilievo in corso presso gli uffici giudiziari di Milano, hanno pregiudicato la sua autorevolezza e i rapporti di fiducia con i magistrati della stessa sede».
Castellano, insomma, deve andarsene. E trascina con sé nel fango il procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, fino a pochi giorni fa coordinatore delle indagini sulle scalate bancarie. Anche lui è indagato a Perugia per rivelazione di segreto d’ufficio, ha lasciato le indagini bancarie, si è dimesso da presidente di Unicost e il Csm ha appena iniziato su di lui un’istruttoria parallela: oggi ci sarà l’audizione.
È il primo agosto quando il magistrato milanese scrive al Csm per chiarire la sua posizione, dopo che la stampa lo ha indicato come il suggeritore e l’amico di Consorte nell’acquisizione della Bnl. Conferma che l’«amico di Roma» di cui si parla nelle intercettazioni è Toro. Ammette di conoscere Consorte «da qualche anno» e racconta di una «riunione conviviale» a fine giugno, a Bologna, in cui il manager parlò delle difficoltà che incontrava nella scalata. Il magistrato gli avrebbe detto che «la via migliore per perseguire il suo progetto di massima era solo e unicamente quella dell’assoluta trasparenza e del rispetto delle regole». Solo che non si fermò qui e, riferisce, quando incontrò qualche giorno dopo Toro (della sua corrente), per discutere delle proteste dell’Anm per la riforma della giustizia, ne approfittò per parlargli proprio della vicenda Unipol-Bnl. «Misi al corrente il collega - scrive Castellano - circa la domanda rivoltami da Consorte, ricevendo dal mio interlocutore come risposta quella che confermava la mia indicazione al presidente dell’Unipol». Un interessamento di cui Consorte lo ringraziò, riferendogli di un incontro con il presidente della Consob Cardia, per prospettargli «il suo piano operativo». «All’epoca - afferma il magistrato - sconoscevo l’esistenza della pendenza di qualsiasi procedimento giudiziario a Milano come a Roma: ritenevo che tutto fosse ancora affidato alle valutazioni degli organi amministrativi di vigilanza e di controllo».
Peccato che il maresciallo-spia aveva già messo nero su bianco le informazioni riservate che Castellano aveva dato a Consorte: «Il mio amico di Milano - riferisce il manager a Sacchetti, la sera del 12 luglio, dopo l’incontro con Castellano - è andato giù e ha imparato altre robe... Gli spagnoli hanno fatto un esposto..., tant’è vero che io sono nel libro degli indagati, però non lo sa nessuno». E aggiunge che il magistrato ha spiegato la sua posizione al collega romano («i due sono molto amici»), ottenendo quel che sembra un insabbiamento dell’esposto. «Vabbe’, ho già capito tutto, questo sta qua e non si tocca!», gli avrebbe detto Toro. Lo stesso Consorte conferma il 23 settembre alla polizia giudiziaria della Procura di Roma: «Castellano mi disse che su Roma circolavano voci relativamente a eventuali azioni legali contro Unipol che avrebbe promosso la Banca spagnola Bbva, nonché sull’utilizzo, da parte di Unipol, delle proprie riserve tecniche, necessarie a risarcire i sinistri o le polizze vita, per l’acquisto delle azioni Bnl».