Consorte, doppio interrogatorio sulle «talpe»

Claudia Passa

da Roma

Ha varcato due volte la soglia della Procura di Perugia. Al mattino, per quattro ore d’interrogatorio. E nel tardo pomeriggio, quando Giovanni Consorte è tornato a Palazzo di giustizia preceduto di qualche minuto dal suo ex vice Ivano Sacchetti, ascoltato come persona informata dei fatti. Nel mezzo, la deposizione del procuratore aggiunto della Capitale Achille Toro. Una lunga giornata per i Pm del capoluogo umbro, impegnati nell’inchiesta sulla presunta rivelazione del segreto d’ufficio nel caso Unipol-Bnl. Al centro del «fuoco», ancora le intercettazioni.
Dopo un faccia a faccia di circa tre ore con i magistrati, Achille Toro e il suo avvocato giudicano «fondata» la speranza di lasciarsi alle spalle la vicenda Consorte-Castellano. Dosa le parole Carlo Federico Grosso, difensore del Pm capitolino indagato per violazione del segreto d’ufficio ed ex coordinatore delle inchieste romane sulle scalate bancarie. Ma lasciando il Palazzo di giustizia dopo l’interrogatorio del suo assistito, il riservatissimo legale non nasconde l’ottimismo: «Il clima è stato molto sereno, il consigliere Toro ha risposto con calma e precisione alle domande, e confidiamo che ogni problema sia stato risolto. Ovviamente - specifica - questo è il nostro auspicio. Ma il clima sereno dell’interrogatorio lascia aperta una fondata speranza», e potrebbe essere «preludio ad una chiusura felice della vicenda».
Grosso, che oltre a Toro assiste il gruppo Magiste di Stefano Ricucci, nonché Piero Fassino, costituitosi parte offesa nel procedimento milanese per la pubblicazione sul Giornale delle intercettazioni con Consorte, ieri ha consegnato ai Pm anche una memoria difensiva. Obiettivo, dimostrare che da parte di Toro non ci sarebbe stata alcuna divulgazione indebita di informazioni coperte da segreto, riferite - secondo l’accusa - al presidente del tribunale di sorveglianza di Milano Francesco Castellano, e da questi transitate a Consorte (entrambi sono indagati). Il quale Consorte, parlando con i collaboratori con un telefono intercettato, ha innescato la «catena» che ha portato all’inchiesta perugina condotta da Nicola Miriano, Alessandro Cannevale e Sergio Sottani.
La memoria difensiva di Achille Toro ripercorre le fasi iniziali dell’inchiesta capitolina, e ad esse affianca gli articoli di stampa e le pagine web che già da maggio - osservano a piazzale Clodio - davano conto dell’esposto del banco di Bilbao (concorrente di Unipol nella scalata alla Bnl) che l’aggiunto di piazzale Clodio è accusato d’aver indebitamente rivelato a Castellano i primi di luglio. Per l’accusa, nelle intercettazioni di Consorte si farebbe invece riferimento a particolari più approfonditi di quelli riportati dagli organi di informazione, noti solo agli addetti ai lavori, nonché a valutazioni dell’ufficio giudiziario sul contenuto dell’esposto stesso. Ma l’attenzione della difesa di Toro è incentrata anche su alcune presunte incongruenze - almeno tre, afferma chi ha parlato col Pm - fra quanto riferito al telefono dall’ex presidente Unipol e i reali sviluppi dell’inchiesta. Il 12 luglio, ad esempio, Consorte aveva parlato di un’iscrizione sul registro degli indagati, che invece sarebbe arrivata dopo diverso tempo. Il «barone rosso» aveva poi riferito dell’ipotesi degli inquirenti capitolini di applicare misure più «incisive» su Antonio Fazio, che a Roma è indagato per la scalata Antonveneta. Cosa che, secondo indiscrezioni circolate a piazzale Clodio, non corrisponderebbe alla realtà.
L’altro ieri i Pm di Perugia avevano ascoltato Castellano, su cui il Csm ha aperto un procedimento di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale. Il giudice milanese, riferisce il legale Jacopo Pensa, avrebbe fornito «chiarimenti» sui colloqui con Consorte e sul «significato di alcune parole». Ieri, dunque, è stata la volta di Consorte, che nel tardo pomeriggio è tornato in Procura, preceduto di poco da Sacchetti. Il quale non sarebbe indagato ma sarebbe stato convocato come persona informata sui fatti, probabilmente in merito alla telefonata del 12 luglio, sulla quale nell’interrogatorio mattutino il suo ex numero uno avrebbe avuto alcuni vuoti di memoria. Entrambi si sono allontanati con le bocche cucite. Né alcuna ipotesi sulla loro presenza ha saputo formularla l’avvocato Grosso, «poiché - ha tenuto a specificare - il mio assistito non ha alcun rapporto con queste persone». Toro, dal canto suo, ha preferito non dire nulla. Ma a chi gli chiedeva se si sentisse più tranquillo, ha sorriso, e ha annuito.