«A Consorte e al vice 50 milioni da Gnutti»

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Quando a Giovanni Consorte, presidente di Unipol, i Pm di Milano hanno contestato qualcosa come 50 milioni di euro finiti da Chicco Gnutti ai conti suoi e del braccio destro, il fido Ivano Sacchetti, il manager di Bologna è rimasto impassibile. Era la domanda più scontata in questo primo interrogatorio durato 4 ore. «Si tratta di consulenze professionali - ha replicato -, consulenze per la ristrutturazione del gruppo Gnutti»: dagli aumenti di capitale all’emissione di obbligazioni. Punto. Che poi questi denari siano usciti da Hopa e dalle altre finanziarie dell’imprenditore bresciano in un intreccio di speculazioni su titoli sicuri (Generali, Autostrade e Capitalia in primis), operazioni no risk e complesse costruzioni su derivati, è un altro discorso.
Soprattutto per l’aggiunto Francesco Greco e il sostituto Eugenio Fusco che leggono in queste operazioni ben altro, un sofisticato maquillage per nascondere questo flusso di denaro incessante che dal 2001 ha alimentato la galassia Consorte. Da quando, per dirla con uno degli argomenti più delicati centrati nell’interrogatorio, Gnutti & C. sono usciti super-ricompensati dalla scalata Telecom avviata nel 1999.
Con questa premessa Consorte ha poi negato ogni suggestione della procura. Nessuna distribuzione di denari a terzi. Nessun finanziamento a politici. Consorte incassa ma non divide. E si fa accreditare all’estero, meglio Ubs a Montecarlo, le robuste plusvalenze, come quel milione e 200mila euro arrivati da Gianfranco Boni di Bpi tra il 2002 e il 2003. La tesi di Consorte si incastra bene con quella di Gnutti, sostenuta alla vigilia di Natale sempre in Procura. Ma entrambe non convincono gli inquirenti. Che ritengono di essere ancora lontani dalla verità.
In altre parole, è il ragionamento di qualche inquirente, se la coppia Sacchetti-Consorte in 5 anni ha incassato oltre 60 milioni di euro, tra le plusvalenze della Lodi garantite da Fiorani e le operazioni di Gnutti in coincidenza di scalate e blitz in Borsa determinanti nella nostra economia è difficile ritenere che si tratti solo di un giro di speculazioni, magari di insider con gli utili divisi tra i tre. E basta. Da qui si risale alle fiduciarie, ai vettori finanziari e alle operazioni immobiliari che hanno visto, sempre per la procura di Milano, un impoverimento delle casse delle società di Gnutti, un impegno di Bpi e un guadagno per i soliti tre.
Adesso tocca a Sacchetti. Verrà sentito nei prossimi giorni. Poi sarà di nuovo il turno di Consorte. Che pare convinto delle sue argomentazioni. Ripetute nel viaggio da Bologna a Milano, confrontandosi con il difensore Filippo Sgubbi. Chi l’ha visto, lo descrive sereno, sicuro delle sue argomentazioni. Tanto che Consorte nella Mercedes nera scelta per la trasferta da Bologna alla Procura di Milano lascia sul sedile un ricettario per gli antipasti. Ma il piccolo televisore a colori dell’auto rimane spento. Non c’è tempo per vedere un film.
Tra i Pm invece, la tesi di Consorte lascia perplessi. Anzi, al quarto piano nessuno ci crede. Alcuni stanno già meditando di ampliare le contestazioni agli indagati. Non solo quindi aggiotaggio nella tentata scalata ad Antonveneta, ma reati ben più spigolosi come quello di insider trading in alcune operazioni. Perché è ormai evidente che i Pm di Milano utilizzano l’inchiesta Antonveneta come trampolino per far partire nuove indagini. L’aggiotaggio e il concerto sul titolo padovano sono infatti già ritenuti per dimostrati.
Se poi dovesse emergere un’azione di coordinamento e premeditata tra Fiorani, Gnutti e Consorte, con strategie comuni e meditate, potrebbe essere ampliata la contestazione di associazione a delinquere già contestata a Fiorani e ai suoi fedelissimi della «banca nella banca». Ma sulle nuove iscrizioni (ad oggi sono già 78 le persone fisiche e 15 società) bisognerà attendere la riunione che i Pm contano di fare entro fine settimana quando verranno confrontate tutte le difese finora raccolte dai protagonisti del quartierino, tra Brescia, Bologna, Roma e Lodi, prima di decidere le prossime mosse.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it