Consorte fa scudo alla Quercia «I 50 milioni li abbiamo noi»

I legali dell’ex presidente di Unipol e del suo vice Sacchetti: i soldi sono a disposizione dei nostri clienti presso due fiduciarie italiane

Stefano Zurlo

da Milano

È il giorno del contrattacco per Unipol. Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti alzano una diga di parole per arginare l’offensiva contro i Ds. E spiegano che i famosi 50 milioni di euro, da giorni sulle prime pagine dei giornali, non sono spariti lungo qualche rivolo segreto, ma sono parcheggiati presso due fiduciarie. «Le somme di denaro riferite a Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti - si legge in un comunicato firmato dagli avvocati Filippo Sgubbi, Giovani Maria Dedola, Emilio Ricci e Gino Bottiglioni -, da tempo all’attenzione dei mezzi di comunicazione, sono nella piena titolarità dei signori Consorte e Sacchetti e sono tutt’ora affidate in gestione presso due fiduciarie italiane. È pertanto da escludersi - è la conclusione - ogni rapporto con soggetti terzi».
La sfida. Dunque, il pool di legali prova a liberare i vertici del Botteghino dall’abbraccio con Consorte e Sacchetti. E in qualche modo sfida gli investigatori a controllare sul campo quanto scritto nella nota e dichiarato da Consorte nel suo interrogatorio di fine dicembre. È forse questa la mossa più clamorosa nell’arco di una giornata scandita dall’ennesima, lunghissima deposizione di uno degli arrestati: l’ex dirigente Bpi Silvano Spinelli, presunto prestanome di Fiorani, ai domiciliari per l’età avanzata. Secondo una consuetudine dell’indagine, il faccia a faccia va avanti ad oltranza per tutto il pomeriggio e la sera negli uffici di Francesco Greco.
Intorno alle 20 il Procuratore capo Manlio Minale decide addirittura di allontanare i cronisti dal lungo corridoio che ha fatto la storia di Mani pulite e ora di Bancopoli. Così due carabinieri, imbarazzati, invitano cortesemente i giornalisti a sgomberare il piano. Una mossa impensabile, dieci anni fa, ma allora protagonisti erano i Borrelli, i Di Pietro, i Davigo. I tempi cambiano, quel che allora sarebbe parso lunare oggi diventa realtà. Minale non ha mai avuto dimestichezza con la stampa e l’«espulsione collettiva» è forse un tentativo rudimentale di recuperare calma e serenità in un ambiente attraversato da voci, indiscrezioni, fibrillazioni.
Ghedini in visita. Alla fine della mattinata si scopre per esempio che Niccolò Ghedini e Piero Longo, avvocati del premier Silvio Berlusconi, hanno avuto un breve colloquio proprio con Minale e quindi hanno incrociato e salutato Greco. Il motivo? Si scatena la ridda delle ipotesi, poi Ghedini minimizza: la visita non ha a nulla a che fare con Bancopoli, forse è collegata al procedimento sulla compravendita dei diritti televisivi in cui è imputato Berlusconi, o altro ancora. Ghedini e Longo non vogliono precisare ulteriormente il contenuto del dialogo. Altro avvistamento: è Filippo Dinacci a bussare alle porte di Francesco Greco, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti. Questa volta si parla dei furbetti del quartierino e l’esplorazione riguarda Aldo Brancher, il sottosegretario più volte chiamato in causa dai giornali. Insomma, la Procura di Milano torna ad essere un crocevia decisivo.
Bpi. Oggi si riprende con la deposizione di Fiorani. I Pm hanno predisposto una nuova batteria di interrogatori e vogliono chiudere al più presto il filone aggiotaggio per la scalata Antonveneta.
Roma. Intanto, il ministro Roberto Castelli butta acqua sul fuoco delle polemiche: «L’ispezione a Milano non ha alcun intento persecutorio nei confronti di nessuno, ma è necessaria per fare chiarezza» sulla fuga di notizie relativa alle intercettazioni fra Consorte e il segretario dei Ds Piero Fassino. E sempre a Roma verranno sentiti domani il produttore cinematografico Tarak Ben Ammar e il presidente di Generali Antoine Bernheim, le due fonti citate da Berlusconi nel colloquio con i magistrati capitolini che indagano sulla scalata di Unipol a Bnl. I due saranno ascoltati come persone informate sui fatti. Giovedì, invece si riunirà il cda di Unipol. All’ordine del giorno le controdeduzioni alla bocciatura dell’Opa da parte di Bankitalia.