Consorte, una memoria piena di buchi

Gianluigi Nuzzi

da Milano

In procura parlano di «mezze verità», di una «ricostruzione parziale» se non addirittura incompleta, riferendosi alla memoria difensiva che Giovanni Consorte, l’ex presidente di Unipol, ha presentato ai magistrati. Per giustificare 24,57 milioni ricevuti da Emilio Gnutti e dalla finanziaria Hopa tra il 2001 e la primavera del 2003. Un’insoddisfazione da non sottovalutare. Le prossime mosse del procuratore aggiunto Francesco Greco e dei Pm dipenderanno infatti proprio da poche ma decisive vicende. A iniziare dalla valutazione finale che verrà data alla difesa di Consorte. Se la memoria verrà considerata falsa, parziale o espressione di reticenza, la posizione di indagato libero è destinata ad aggravarsi. Altro aspetto, quanto si riuscirà a portare a casa dalla rogatoria in Montecarlo. Lì si cerca di capire se dai conti in mano agli inquirenti, a iniziare dal 3844 e dal 3845 dell’Ubs del Principato, sono passati solo i denari dei quali hanno parlato Consorte e il commercialista Bertagnoli, o ce ne sono degli altri. Situazione analoga che potrebbe riflettersi in altre rogatorie tra la Svizzera e il Lussemburgo. Con attenzione alle dichiarazioni rese dal commercialista Zulli, che potrebbe aver avuto un ruolo nel rientro dei capitali in Italia.
Non tutte le ricostruzioni di Consorte quadrano con quanto in mano agli inquirenti. Basti pensare ai dossier C665 e C790FS di Consorte aperti all’Unione fiduciaria. Lì c’è traccia dei soldi rientrati utilizzando lo scudo fiscale. Nella memoria il manager racconta: «Gnutti si è sentito di riconoscere a noi due, in parte come ristorno del premio da lui ricevuto (50 miliardi di lire di stock option deliberato da Bell nel luglio 2001, ndr) un importo complessivo di circa 5 milioni di euro ciascuno». Quindi i due avrebbero incassato circa 10 milioni di euro. Tanto che Consorte nel riepilogo dei 24,57 milioni indica da Gnutti bonifici per 5,16 milioni. Ma né le date, né le somme coincidono. Innanzitutto perché le obbligazioni della lussemburghese Mentor Holding Sa vennero emesse già il 2 luglio del 2001 e acquistate da Consorte e Sacchetti il 25 luglio. E quindi è difficile pensare che l’operazione venne costruita ancor prima che Bell deliberasse le stock option per Gnutti e ancor prima che Gnutti decidesse di girare 10 milioni di euro ai timonieri di Unipol. Ma anche se guardiamo le somme non ci siamo. Perché i soldi “scudati” da Consorte e dai Sacchetti, Ivano e il figlio Marco, sono molti di più. Non 10 ma 11,3 milioni. E la differenza, da dove arriva? Anche i soldi di Consorte non sono 5,16 milioni come si legge a pagina 27 della memoria ma 5,35, stando almeno alle obbligazioni sottoscritte il 25 luglio. Sul punto Consorte parla di altre «somme» senza meglio precisare: «Il diritto alla percezione di tali somme - prosegue la memoria - maturò nel mese di luglio 2001 per effetto delle intese raggiunte con il dottor Gnutti e dell’impegno assunto dallo stesso, in occasione dell’assemblea di Bell a Lugano e, ancora prima, della riunione in Mantova, entrambe tenutesi nel mese di luglio 2001. Tale credito è stato poi saldato, sempre nel mese di luglio in pari data da Gnutti mediante delegazione liberatoria di pagamento senza possibilità di eccezione alcuna, da egli di fatto rilasciata a una società estera e ad egli, nella sostanza, riconducibile. (...) Le disponibilità da me e da Sacchetti detenute (esistenti a fine luglio 2001, rappresentante da somme e dai predetti crediti finanziari, che poi si sono tramutati in liquidità), sono state poi rimpatriate nel 2002 mediante la procedura dello “scudo fiscale”».
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