Consorte: le multe non bastano vanno puniti anche i magistrati

L’ex presidente Unipol chiede che il pm sia responsabile in caso di pubblicazione. «E le registrazioni andrebbero sempre autorizzate dal capo della Procura»

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Storce il naso e sospira. Figurati se una multa di poche decine di migliaia di euro bloccherà la fame soprattutto estiva di giornali e tv per le intercettazioni, gossip giudiziario di gran moda. «Mah, vedrete che con questa nuova legge e multe miti non cambierà nulla. Bisognerebbe invece sospendere i giornalisti che pubblicano conversazioni private. Senza stipendio per tre mesi».
Chi parla duro è uno che si è visto centinaia di telefonate pubblicate dai giornali per mesi. E con Gianpiero Fiorani è una «vittima», se così si può definire, della pioggia a otto colonne dei dialoghi via telefono. In pasto ai giornali affari & vita privata di Giovanni Consorte, ex presidente di Unipol e uno dei protagonisti delle inchieste giudiziarie della scorsa estate. Mesi di dialoghi fino a quello che a gennaio pubblicammo proprio su Il Giornale con l’ingegnere di Chieti al telefono con il segretario dei Ds Piero Fassino. Conversazioni sui destini di Bnl: «Allora Gianni siamo padroni di una banca?».
La grandinata delle intercettazioni pubblicate ha trasformato Consorte in studioso dell’argomento con comparazioni internazionali: «In Spagna e nei Paesi anglosassoni hanno una norma diversa, da noi invece siamo in una situazione fumosa quando servirebbero regole chiare applicate da tutti».
E Consorte come ha vissuto quei mesi? «Veda lei - incalza -. Ero diventato il mostro di Loch Ness con storture aberranti. Sui giornali leggevi non solo le intercettazioni di Consorte, ma anche quelle della mia compagna, la via dove abito, le chiacchierate di mia figlia che ha 29 anni e con la vicenda giudiziaria non c’entra niente. Fino a mie vicende personali buttate in pasto alla curiosità di tutti». E così propone una soluzione in tre mosse: «Dopo quanto mi è accaduto - afferma - ci ho pensato a lungo. Innanzitutto non è accettabile che il pubblico ministero che commissiona le intercettazioni non sia responsabile se queste vengono pubblicate sui giornali». Secondo punto: «Bisognerebbe chiarire meglio l’ambito in cui si possono chiedere le intercettazioni che non devono essere a totale discrezionalità di un singolo pubblico ministero. Come in una società, le operazioni finanziarie rilevanti vedono la doppia firma, amministratore delegato e direttore generale, così le richieste dovrebbero essere condivise dal procuratore capo».
L’ultimo suggerimento Consorte la riserva proprio ai giornali: «Per evitare poi la pubblicazione - sottolinea - basterebbe introdurre la norma che le intercettazioni che finiscono sui giornali non possano essere più utilizzate nelle indagini e davanti ai giudici. Queste conversazioni creano infatti un pre-processo nell’opinione pubblica su accuse che ancora sono tutte da dimostrare. Eppoi spesso il senso delle conversazioni-intercettazioni trascritte è completamente diverso da quello che si comprende sentendo l’audio del colloquio». Ci sarà da chiedersi se ora cambierà qualcosa, Consorte non ci crede e prevede: «Adesso vanno di moda i temi economici, i manager della finanza, ma domani potrebbe capitare ad altri». Ad esempio? «Be’, le ultime intercettazioni riguardavano proprio voi giornalisti o no?».
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it