Consorte: «Il tempo del mio silenzio è finito»

Gianluigi Nuzzi

da Milano

«Avendo una brutta malattia molti pensavano che morissi. Invece sono qui, lucido, attento. In molti dovranno fare i conti con me, la vera storia di Bnl non è stata mai scritta». Giovanni Consorte, ex presidente di Unipol, indagato a Roma e Milano per le scalate ad Antonveneta e Bnl, di più non vuol dire. Per ora. Aspetta le indagini, dice. Aspetta che le procure di Milano e Roma macinino le memorie che da una settimana porta ai magistrati. Più che memorie, veri e propri atti d’accusa. «Ecco, oggi ne sto finendo una di 400 pagine più allegati - spiega - per la Procura di Roma sulla scalata a Bnl. Molti hanno finto di non sapere o di esserne fuori e state certi che ne verranno fuori delle belle. Mi hanno persino accusato di essere il puparo degli immobiliaristi per Rcs, di Danilo Coppola, Stefano Ricucci quando li ho incontrati per la prima volta in vita mia il 2 luglio».
Insomma, l’ingegnere di Chieti esce dal cono d’ombra sotto cui aveva cercato riparo nell’estate dei furbetti del quartierino. E, sempre in questo triangolo maledetto, tra Rcs, Bnl e Antoveneta parte in contropiede. Prima Antonveneta con una memoria di 60 pagine aperta sulla scrivania del pm Francesco Greco. Ora Bnl. Con una linea d’accusa che già fa rumore. Da domenica sera, tre comunicati stampa in una manciata di ore dopo mesi di silenzio. E la prima polemica investe la Cgil e il segretario Guglielmo Epifani. Il sindacato sapeva, diede l’assenso alla scalata. L’esatto contrario di quanto finora affermato. «Da oggi non mollo più di una virgola - giura Consorte -, ho riguardato le agende, sentito la mia segretaria a Unipol e lo confermo: a luglio del 2005 telefonai personalmente a Epifani per illustrargli sinteticamente il progetto che Unipol intendeva lanciare su Bnl». Ma il leader della Cgil smentisce. «È inutile - ribadisce Consorte -. Non è solo la sua parola contro la mia. Oltre alla telefonata ci fu anche l’incontro: il 15 settembre 2005 alle ore 9.30 andai, insieme al mio vice Ivano Sacchetti, alla sede Cgil a Roma per illustrargli più ampiamente il progetto. All’uscita Sacchetti ebbe la mia stessa impressione. Epifani infatti ci disse: “Adesso ho veramente capito questo progetto”. Eppoi, scusate, cosa pensate? Che la scalata a Bnl l’abbia fatta da solo? Davvero, solo io e Sacchetti? L’operazione è stata spinta e approvata dalle cooperative socie di Holmo (finanziaria che controlla Unipol, ndr) a prezzo zero, visto che Unipol non ha mai sborsato un euro per aggiudicarsi Bnl. E le cooperative hanno sostenuto l’operazione anche dopo le mie dimissioni. Certo, adesso tutti fanno i furbi, ma il tempo del mio silenzio è finito».
Così, in una nota, spiega che della vicenda erano informati anche diversi dirigenti sindacali. «In quanto del cda di Unipol sono membri effettivi il tesoriere della Uil Rocco Carannante e Graziano Trerè in rappresentanza della Cisl. Il 17 luglio Carrannante e Trerè parteciparono al Cda che assunse all’unanimità la decisione di lanciare l’Opa obbligatoria su Bnl». Ed Epifani? «Controlleremo i tabulati - risponde gelido - e verrà fuori la telefonata. Inoltre ci risulta che proprio Carannante, consigliere di Unipol e rappresentante della Uil, parlò anche personalmente con Epifani per illustrargli il progetto».
La ricostruzione di Consorte prende la sinistra in contropiede. Si divide tra imbarazzo, nervosismo e stupore. Prima una nota della Cgil si dice «sconcertata» delle parole di Consorte. Il sindacato fa quadrato ribadendo che Epifani era contrario alla scalata. Ma l’ex presidente di Unipol non arretra. Anzi, rilancia. In serata è proprio il segretario generale a perdere la calma. Seconda sua dichiarazione in 24 ore: «Spero che finisca presto questa storia - reagisce -. È un evidente polverone del tutto inammissibile e ridicolo. La Cgil era ed è stata sempre contraria a quell’operazione». Consorte legge i dispacci di Epifani, non si scompone: «Dica quello che vuole. La verità è una sola».
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